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Venerdì, 08 Maggio 2020 19:00

L'osteria del pallone: la parola a Patrizia Scoffone

L'Atletico San Lorenzo, nel corso dei suoi ormai sette anni di vita, ha visto crescere vistosamente, accanto al numero di squadre iscritte ai vari campionati, anche il numero, e la qualità, del personale tecnico che quotidianamente allena giocatori e giocatrici rossoblu. Con la rubrica "L'osteria del pallone" diamo loro la parola: ci racconteranno le loro esperienze sportive, in campo e in panchina, i loro credo calcistici, cestistici e pallavolistici, le partite più belle che hanno disputato difendendo i nostri colori.

Oggi è il turno di Patrizia Scoffone, mister della squadra di calcio a 5 femminile dalla stagione 2016/2017. Con le rossoblu ha conquistato la Coppa Provincia di Roma 2017/2018, conquistando sul campo la Serie C. A lei la parola.

 

Ciao Patrizia, raccontaci la tua biografia sportiva, da calciatrice e da mister.

Il calcio mi ha incontrato in una pineta, d'estate, quando la Professoressa Bellei, vedendomi giocare con i miei cugini, mi invitò ad andare a giocare a calcio nella ACF Roma. Era il 1967.
Il primo incontro fu al Campo Nistri, dove si svolgeva il Trofeo Superga: giocai da ala destra. Alla fine della partita ci consegnarono ad ognuna una targa: per me, che venivo dall'atletica, dove le medaglie, anche se vincevi, erano un sogno, quel premio mi lasciò meravigliata. Avevo 13 anni e da quell'episodio iniziò la mia carriera da calciatrice.
Allenamenti a Ostia Antica: prendevo il trenino e portavo una borsa di entusiasmo con me.
Diventai portiere, un ruolo bellissimo che non avrei mai pensato di scegliere. La mia fede è stata giallo-rossa e l'ho seguita per tutta la mia vita calcistica, in varie squadre della Capitale.
Abbandonare i campi è difficilissimo: come si fa a rinunciare alla passione?
La stessa passione mi ha portato a scegliere di allenare. Nel 1994 prendo il tesserino di Allenatore di Calcio Uefa B e qui comincia un'altra storia, una storia che ancora non è finita.

 

Qual è il mister del calcio (del presente o del passato) a cui ti ispiri? Perché?

Ogni Mister ti insegna qualcosa. Negli anni mi hanno colpito Mazzone per la sua umiltà e grinta, e Gasperini per la sua pacatezza ed educazione. Gasperini lo considero un esempio da seguire: essere se stessi anche in un mondo in cui gli altri vogliono dimostrare di essere più forti, verbalmente e fisicamente.
Come ultimo, per conoscenza, Maria Iole Volpi, che con il suo entusiasmo e passione racchiude i motivi per cui si sceglie di allenare.

 

Qual è la calcettista più forte che hai allenato? E quella avversaria che ti ha maggiormente impressionato/a? La giocatrice più forte con cui hai mai giocato? L'avversarioa più ostica da affrontare?

In più di venti anni da allenatore, di giocatrici forti ne ho viste moltissime: scegliere è quasi impossibile.
Mi piace citarne una in particolare, per capacità tecniche, generosità, altruismo, correttezza e attaccamento alla maglia: negli anni in cui ha giocato nella mia squadra (La Briciola) è riuscita a segnare più di 500 gol. Daniela De Santis, detta Dada: lei mi è rimasta nel cuore.
Giocatrici forti con cui ho giocato: Medri, Gridelli, Karner, Kalvo e tutte le altre giocatrici della Roma anni 60-80, che nei loro ruoli erano tutte fortissime.
Per me, che giocavo da portiere, gli avversari erano tutti egualmente ostici, ricordarne una sarebbe sminuire le altre.

 

Cosa ne pensi della federazione a cui è affiliata la tua squadra? Ritieni adeguati i provvedimenti di ciascuna federazione a sostegno delle squadre iscritte? Cosa cambieresti e cosa pensi debba fare una squadra di futsal popolare all'interno delle federazioni?

Non credo che il calcio a cinque sia considerato per quel che merita, vista la quantità di squadre che si formano in ogni dove ogni anno: i costi diventano sempre più onerosi e il supporto alle squadre è veramente minimo.
La passione dovrebbe essere aiutata e non ostacolata.

 

Veniamo alla tua esperienza da allenatrice alla guida dell'Atletico San Lorenzo: la pandemia globale in corso ha bloccato la stagione a poco più di due terzi del suo regolare svolgimento: rispetto alle premesse di inizio anno come giudichi il campionato fatto dalle tue ragazze?

Per impegno, sviluppo di gioco e crescita, il Campionato lo vedo in modo positivo, anche se i risultati troppo spesso non ci hanno premiato.

 

Quale partita da mister è rimasta maggiormente impressa? Quali i successi che ricordi con maggiore piacere? Quale sfida rigiocheresti per ribaltare il risultato maturato allora?

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La partita che ricordo con più emozione è la Finale di Coppa svolta nel 2018. Le mie ragazze sono state perfette, sotto tutti i punti di vista: gioco, generosità, caparbietà, grinta. Una vittoria cercata fino all'ultimo respiro. Per me, un'emozione che non provavo da tanto tempo.
Molte partite di questo Campionato le rigiocherei, perché non siamo state ripagate per il gioco espresso e la generosità del gruppo.

 

Quale metodologia d'allenamento ti è più cara? Quale ritieni maggiormente efficace?

Il lavoro paga sempre: questo è un metodo che non passerà mai di moda. L'efficacia di un metodo è quella che ti porta a far tuo un gesto, un movimento, la comprensione del perché faccio una cosa e in funzione di chi o cosa.

 

La tua federazione è in attesa di decidere cosa fare del campionato in corso. Come ritieni si debba ripartire l'anno prossimo?

Sarà necessario ripartire con la massima attenzione alla tutela  della salute delle giocatrici. Inoltre la Federazione dovrà tener conto delle grandi difficoltà che incontreranno le squadre, sia a livello economico che organizzativo.

 

Per finire un augurio che ti senti di fare alle tue ragazze in vista della prossima stagione.

A livello sportivo, auguro che non si accontentino di quello che sanno fare, cerchino sempre nuovi traguardi e la passione non le abbandoni mai.
Forza Atletico San Lorenzo!

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