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Settore giovanile

Vito Messina

Vito Messina

L'Atletico San Lorenzo, nel corso dei suoi ormai sette anni di vita, ha visto crescere vistosamente, accanto al numero di squadre iscritte ai vari campionati, anche il numero, e la qualità, del personale tecnico che quotidianamente allena giocatori e giocatrici rossoblu. Con la rubrica "L'osteria del pallone" diamo loro la parola: ci racconteranno le loro esperienze sportive, in campo e in panchina, i loro credo calcistici, cestistici e pallavolistici, le partite più belle che hanno disputato difendendo i nostri colori.

Oggi è il turno di Patrizia Scoffone, mister della squadra di calcio a 5 femminile dalla stagione 2016/2017. Con le rossoblu ha conquistato la Coppa Provincia di Roma 2017/2018, conquistando sul campo la Serie C. A lei la parola.

 

Ciao Patrizia, raccontaci la tua biografia sportiva, da calciatrice e da mister.

Il calcio mi ha incontrato in una pineta, d'estate, quando la Professoressa Bellei, vedendomi giocare con i miei cugini, mi invitò ad andare a giocare a calcio nella ACF Roma. Era il 1967.
Il primo incontro fu al Campo Nistri, dove si svolgeva il Trofeo Superga: giocai da ala destra. Alla fine della partita ci consegnarono ad ognuna una targa: per me, che venivo dall'atletica, dove le medaglie, anche se vincevi, erano un sogno, quel premio mi lasciò meravigliata. Avevo 13 anni e da quell'episodio iniziò la mia carriera da calciatrice.
Allenamenti a Ostia Antica: prendevo il trenino e portavo una borsa di entusiasmo con me.
Diventai portiere, un ruolo bellissimo che non avrei mai pensato di scegliere. La mia fede è stata giallo-rossa e l'ho seguita per tutta la mia vita calcistica, in varie squadre della Capitale.
Abbandonare i campi è difficilissimo: come si fa a rinunciare alla passione?
La stessa passione mi ha portato a scegliere di allenare. Nel 1994 prendo il tesserino di Allenatore di Calcio Uefa B e qui comincia un'altra storia, una storia che ancora non è finita.

 

Qual è il mister del calcio (del presente o del passato) a cui ti ispiri? Perché?

Ogni Mister ti insegna qualcosa. Negli anni mi hanno colpito Mazzone per la sua umiltà e grinta, e Gasperini per la sua pacatezza ed educazione. Gasperini lo considero un esempio da seguire: essere se stessi anche in un mondo in cui gli altri vogliono dimostrare di essere più forti, verbalmente e fisicamente.
Come ultimo, per conoscenza, Maria Iole Volpi, che con il suo entusiasmo e passione racchiude i motivi per cui si sceglie di allenare.

 

Qual è la calcettista più forte che hai allenato? E quella avversaria che ti ha maggiormente impressionato/a? La giocatrice più forte con cui hai mai giocato? L'avversarioa più ostica da affrontare?

In più di venti anni da allenatore, di giocatrici forti ne ho viste moltissime: scegliere è quasi impossibile.
Mi piace citarne una in particolare, per capacità tecniche, generosità, altruismo, correttezza e attaccamento alla maglia: negli anni in cui ha giocato nella mia squadra (La Briciola) è riuscita a segnare più di 500 gol. Daniela De Santis, detta Dada: lei mi è rimasta nel cuore.
Giocatrici forti con cui ho giocato: Medri, Gridelli, Karner, Kalvo e tutte le altre giocatrici della Roma anni 60-80, che nei loro ruoli erano tutte fortissime.
Per me, che giocavo da portiere, gli avversari erano tutti egualmente ostici, ricordarne una sarebbe sminuire le altre.

 

Cosa ne pensi della federazione a cui è affiliata la tua squadra? Ritieni adeguati i provvedimenti di ciascuna federazione a sostegno delle squadre iscritte? Cosa cambieresti e cosa pensi debba fare una squadra di futsal popolare all'interno delle federazioni?

Non credo che il calcio a cinque sia considerato per quel che merita, vista la quantità di squadre che si formano in ogni dove ogni anno: i costi diventano sempre più onerosi e il supporto alle squadre è veramente minimo.
La passione dovrebbe essere aiutata e non ostacolata.

 

Veniamo alla tua esperienza da allenatrice alla guida dell'Atletico San Lorenzo: la pandemia globale in corso ha bloccato la stagione a poco più di due terzi del suo regolare svolgimento: rispetto alle premesse di inizio anno come giudichi il campionato fatto dalle tue ragazze?

Per impegno, sviluppo di gioco e crescita, il Campionato lo vedo in modo positivo, anche se i risultati troppo spesso non ci hanno premiato.

 

Quale partita da mister è rimasta maggiormente impressa? Quali i successi che ricordi con maggiore piacere? Quale sfida rigiocheresti per ribaltare il risultato maturato allora?

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La partita che ricordo con più emozione è la Finale di Coppa svolta nel 2018. Le mie ragazze sono state perfette, sotto tutti i punti di vista: gioco, generosità, caparbietà, grinta. Una vittoria cercata fino all'ultimo respiro. Per me, un'emozione che non provavo da tanto tempo.
Molte partite di questo Campionato le rigiocherei, perché non siamo state ripagate per il gioco espresso e la generosità del gruppo.

 

Quale metodologia d'allenamento ti è più cara? Quale ritieni maggiormente efficace?

Il lavoro paga sempre: questo è un metodo che non passerà mai di moda. L'efficacia di un metodo è quella che ti porta a far tuo un gesto, un movimento, la comprensione del perché faccio una cosa e in funzione di chi o cosa.

 

La tua federazione è in attesa di decidere cosa fare del campionato in corso. Come ritieni si debba ripartire l'anno prossimo?

Sarà necessario ripartire con la massima attenzione alla tutela  della salute delle giocatrici. Inoltre la Federazione dovrà tener conto delle grandi difficoltà che incontreranno le squadre, sia a livello economico che organizzativo.

 

Per finire un augurio che ti senti di fare alle tue ragazze in vista della prossima stagione.

A livello sportivo, auguro che non si accontentino di quello che sanno fare, cerchino sempre nuovi traguardi e la passione non le abbandoni mai.
Forza Atletico San Lorenzo!

L'Atletico San Lorenzo, nel corso dei suoi ormai sette anni di vita, ha visto crescere vistosamente, accanto al numero di squadre iscritte ai vari campionati, anche il numero, e la qualità, del personale tecnico che quotidianamente allena giocatori e giocatrici rossoblu. Con la rubrica "L'osteria del pallone" diamo loro la parola: ci racconteranno le loro esperienze sportive, in campo e in panchina, i loro credo calcistici, cestistici e pallavolistici, le partite più belle che hanno disputato difendendo i nostri colori.

Oggi è il turno di Francesco Di Bucchianico, attuale coach della squadra di basket femminile rossoblu. A lui la parola.

 

Ciao Francesco, Raccontaci la tua biografia sportiva, da cestista e da coach.

Non sarò breve, né sintetico. Il fatto è che, avendo molti anni di vita, ho percorso tanti e tanti passi nelle mie scarpe.
Ho toccato il primo pallone di basket a 17 anni nell’oratorio di Don Bosco a Cinecittà, ispirato da un ragazzo di origini pesaresi, come me, che si chiamava Giorgio e che sin da piccolo, a Pesaro, nella sua casa paterna, si allenava a tirare in un canestro con il cerchio più piccolo di quello regolamentare: il diametro era più largo del diametro del pallone soltanto di UN centimetro per parte. Naturalmente lui segnava sempre al campetto dell’oratorio, perché gli sembrava di tirare nella vasca da bagno. Inoltre era anche un funambolico palleggiatore, piccolo e rapidissimo, che già nel 1965 sapeva palleggiare tra le gambe o dietro schiena, sapeva entrare a canestro in terzo tempo passandosi la palla dietro la schiena prima di tirare, sapeva fare le finte, guardare da un lato e passare dall’altra parte… insomma, il desiderio di imitazione e di competizione era inarrestabile, e cominciò così per me il virus del basket, al campetto, ore e ore di partitelle, con le scarpe che si consumavano a ripetizione, per la benedizione della mamma che quando rientravo, non me le mandava a dire, ma me le suonava direttamente, sempre con amore.
Ho partecipato al mio primo campionato giovanile Fip juniores (under 18) che ancora non sapevo fare benissimo il terzo tempo, nel senso che non commettevo infrazione di passi, ma brandeggiavo la palla a destra e sinistra come l’orsetto del banco di tiro a segno del luna park.
Oltre che il primo, fu anche il mio ultimo campionato giovanile.
L’anno successivo ero già senior e iniziavo a giocare in Promozione con i “grandi”.
L’organizzatore del basket era un prete fantastico, indimenticabile per me, Don Zappelli, un prete, ma prima di tutto un uomo, una persona, una persona vera, severo, giusto, simpatico, onesto, implacabile, che magari tanti uomini fossero così. L’ho amato.
Lui fece mettere un cavo d’acciaio sopra il campo dell’oratorio, per lungo al centro, con tre lampadine ad incandescenza da 300 Watt cadauna, per farci allenare in inverno quando faceva buio presto: all’aperto.
Anni e anni dopo, quando uscì la canzone “Azzurro” il mio pensiero andava sempre a lui, e ci va ancora oggi.
Il mio primo allenatore è stato Gianfranco Mirarchi, che poi divenne anche mio cognato avendo sposato la mia sorellina minore, Emanuela.
Già allora facevamo la zone press 1-2-1-1 a tutto campo e lui ci portava i foglietti con gli schizzi a mano per studiare le posizioni iniziali ed i movimenti successivi per reagire ai movimenti della palla ed eseguire i raddoppi.
Eravamo quasi tutti piccoli: quindi difesa press, intensità e contropiede erano il nostro pane quotidiano ed io ero una delle tre punte del tridente offensivo: Giorgio era il più bravo e completo, Giulio aveva un micidiale tiretto da due in jump, mentre io - che ero il più scarso - difendevo come un ossesso ed in attacco non avevo paura di nulla ed attaccavo sempre il canestro in entrata, l’1 vs 1 per me era come 1 vs 0, l’1 vs 2 per me era come l’1 vs 1, per l’1 vs 3 mi dovevo inventare qualche piroetta ma in genere segnavo o subivo fallo, ed infine quando giocavo 1 vs 4... il coach mi metteva in panca e così imparavo a non esagerare. Spesso e malvolentieri uscivo anche per 5 falli, ma mai così rapidamente come Tigre nell’ultima gara.
L’allenatore successivo fu Valter Vanghetti, un mestierante simpatico e competente, il quale, bontà sua, mi portò con sè a giocare in categoria superiore, in serie D, che allora era la QUARTA serie italiana, dopo le serie A, B e C.
Lì capii che l’intensità era necessaria ma non sufficiente, se non supportata da una buona tecnica individuale e da una capacità di leggere e interpretare bene le varie situazioni di gioco: da titolare inamovibile in promozione passai al ruolo di primo o anche secondo cambio, soffrii senza protestare mai, perché c’erano altri più bravi e perché il livello era superiore alle mie capacità, ma soffrii e mi allenai sempre con ardore, anche se abitavo a Cinecittà ed il campo era a viale Parioli: una palestra in fondo ad una lunga scalinata, e (senza metrò) per andare e tornare col tranvetto fino a San Giovanni e con la Circolare fino ai Parioli, era lunghissima e noiosissima.
L’anno successivo ringraziai molto il mio coach e me tornai a giocare in Promozione.
In quegli anni da Cinecittà uscirono fior di giocatori, che adesso molti neanche ricordano, ma che giocarono anche in serie A: Bruno Bastianoni, poi il fratello Alberto, Roberto Giansanti, Dario Strazzulla, Raoul Altobelli, Ezio Merolla e chissà quanti altri che ora non ricordo.
Poi andai a giocare all’Orione Appio, vicino piazza Re Di Roma, sempre in Promozione, insieme, tra gli altri a Fausto Cipriani, Mauro Gallerini, Massimo Succi, Edgardo Renzetti, Umberto Nicolella, Gigi Moroni, Roberto Tricchio D’Ottavi… in quegli anni si consolidarono alcune amicizie (indimenticabili Beniamino Scarinci, Gianni Roberto, Paolino Di Fonzo, Pino Berrè etc… ) che mi portarono a giocare poi nella prima squadra autogestita romana che io ricordi, costituita da un gruppo di amici, la Snoopy, nata da un’idea di Piero La Ragione, con Cesare Viani, Roberto Angeletti ed altri.
Dopo una parentesi di 6 anni, vissuti in Algeria per lavoro dal 1980 al 1985 ( in cui trovai persino il modo di fare, per breve tempo, il capitano-giocatore-allenatore della squadretta di basket locale del paesino - Medea - dove abitavo), rientrato a Roma il mitico Piero La Ragione ebbe l’idea di farmi allenare la Snoopy, visto che ormai da giocatore ero sfinito, praticamente solo chiacchiere e proteste.
Con la Snoopy fummo promossi in serie D dopo una memorabile final four giocata al campo del centro federale Coni di Fiano romano.
Conclusa l’esperienza con la Snoopy, dopo un breve anno sofferto come coach dell’Orione Appio in serie D, fondai con alcuni amici un nuovo gruppo autogestito, rilevando una società esistente e creando una nuova società, una nuova squadra: la Fox, che dal 1988 al 2018 ho diretto come coach e negli ultimi anni anche come presidente.
Con la Fox, ripartimmo dalla Promozione ed impiegammo un solo anno per salire di categoria ed approdare di nuovo in serie D.
Poi impiegammo tre anni per arrivare dalla serie D alla serie C2.
Infine, dopo alcuni anni di consolidamento nella nuova realtà di C2, arrivammo dapprima alla semifinale playoff per la C1 contro Scauri, con lo svantaggio del campo, e perdemmo 2 a 1, vincendo gara due in casa a via Montona, ma perdendo due volte fuori casa, a Scauri, davanti a 2.000 spettatori: nel nostro ambiente delle minors sono cose che capitano raramente e non si possono dimenticare, quelle di giocare davanti ad un pubblico simile.
L’anno successivo arrivammo addirittura a disputare la finale playoff per la C1, ed anche con il vantaggio del fattore campo, solo che quell’anno giocavamo in affitto sul campo del BkRoma di Castellano, a viale Kant, e l’avversaria era proprio il Bk Roma: quindi alla fine risultò che il vantaggio del campo ce l’avevano loro, e perdemmo in volata 77 a 73, con un paio di fischiate dubbie negli ultimi 40 secondi, ma ci può stare.
In seguito l’esperienza con la Fox è proseguita con tante altre partecipazioni ai Playoff, e persino con una retrocessione amara in serie D, prontamente e subitaneamente riscattata l’anno successivo con una nuova entusiasmante promozione dalla serie D alla serie C2.
Chiusa l’esperienza ventennale con la Fox , ho allenato un paio di anni l’Atletico Diritti di Marietti e Muscarà, contribuendo a farli salire di categoria dalla Promozione alla serie D.
Negli ultimi 10 anni, oltre all’attività senior, ho sempre avuto l’opportunità e l’occasione (ed anche la necessità per via degli obblighi Fip) di allenare anche alcuni gruppi giovanili, tra cui, oltre ad alcuni del RomaNord 2011 degli amici Dosi e Iacoboni, anche alcune squadre dei Centri Romani del grande prof Mario Barilari, con cui ho trascorso almeno un decennio di condivisione, di collaborazione e di partecipazione, che culminavano periodicamente in occasione dei favolosi Camp estivi agli Altipiani di Arcinazzo, al mitico Hotel Cristallo, mitico non per l’eleganza degli ambienti, né per la raffinatezza della mensa, bensì per l’atmosfera di consapevolezza cestistica conviviale che si respirava. All’hotel Cristallo presi il tesserino di allenatore di base, avendo come istruttori coach Leoni ed il prof. Massacesi.
Infine, su suggerimento dell’amico Luca, eccomi qui, all’Atletico San Lorenzo femminile: era una sera di luglio, una serata calda, la birra era fresca e Valeria, Lulù e Tigre mi chiesero se accettavo di essere il loro allenatore: impossibile rifiutare!

 

Qual è il coach a cui ti sei ispirato e perché?

Ho iniziato a fare il coach all’improvviso, senza premeditazione e senza preparazione, in un gruppo autogestito dove fino al mese prima ero giocatore, la Snoopy, quindi il concetto era... "Francesco, vedi di fare tu l’allenatore, però ricordati, siamo tutti amici e ci autogestiamo, quindi tutti devono giocare, chi un po’ di più e chi un po’ di meno, e se vinciamo meglio, e se perdiamo va bene lo stesso".
Sul momento non ho avuto tempo per ispirarmi a qualcuno, ho dovuto tirare fuori da me stesso quello che avevo, i ricordi di quelli che mi avevano allenato prima, di cosa mi piaceva fare e cosa no, si inizia a leggere, a documentarsi, a informarsi, a guardare le partite con altri occhi e con altro pensiero, ad assimilare il tutto ed a fare una sintesi interiore personale.
Questo è stato il mio approccio.
Il primo libro che ho letto è stato quello di Giancarlo Primo “La Difesa”.
Ho comunque avuto la fortuna e l’abilità di vincere il campionato e di approdare in serie D con la Snoopy, senza nemmeno ancora avere il tesserino da allenatore o forse l’avevo preso da poco, dato che i primi anni allenavo senza tesserino e gli arbitri a volte mi spedivano in tribuna, quando esageravo.
Poi avvenne questo: quando abbiamo costituito la Fox, ci siamo iscritti alla Promozione, ripartendo nuovamente dall’inizio; dato che la Promozione - per noi Fox - era un campionato molto facile (infatti le vincemmo tutte, tranne una in casa, ma solo perché sbagliammo il giorno di gara, ed andammo a giocare la Domenica, mentre la partita era il sabato sera precedente e già ce l’avevano data persa) chiesi a coach Lino Mevi, che allenava il Kontiki in serie D a piazza Mancini (l’attuale palaLuiss), di potergli fare da assistente, e lui disse di sì.
Il Kontiki tanto per cambiare era una delle squadre dei Centri Romani di Mario Barilari.
Lui è stato il mio primo, vero ed unico insegnante.
Potevo saltare qualche allenamento della “mia” Fox, ma non saltavo mai gli allenamenti con Lino Mevi: lui è unico e diverso da ogni altro allenatore, perché vede delle cose che gli altri non vedono, perché dice delle cose che gli altri non dicono, perché fa allenare in modi che gli altri non fanno, perché fa giocare in modi che gli altri non fanno. Cosa intendo dire: non è che lui ha inventato la pallacanestro, i giochi e i modi sono sempre gli stessi, ma le sue interpretazioni e le sue indicazioni erano spesso “differenti”, particolari, singolari.. è difficile da spiegare, ma per me è stato così: in quell’anno con lui ho sempre guardato molto, ascoltato molto, e parlato poco (anche perché lui parla tantissimo): lui è stato il mio ispiratore e maestro.
Successivamente mi sono appassionato ed ho studiato profondamente il gioco di Tex Winter e di Phil Jackson, il Triple Post Offense , volgarmente chiamato “Triangolo”, il gioco reso magnifico e insuperabile dai Chicago Bulls di Michael Jordan, Scottie Pippen, Denis Rodman etc...
Vi racconto questa: un anno, dopo aver passato l’estate a studiarlo direttamente dalle dispense originali in inglese, da diversi altri libri sull’argomento e da numerosi filmati visti e rivisti più volte, l’ho voluto applicare alla “mia” Fox, ovviamente riducendo un attimino il numero di variazioni e soluzioni possibili, visto che come al solito noi minors abbiamo sempre e soltanto due allenamenti a settimana di 90 minuti scarsi cadauno. Ebbene a Natale eravamo penultimi in classifica ed in piena lotta per la retrocessione, quindi ho dovuto fare marcia indietro, azzerare tutto, tornare ai nostri due-tre giochini “obsoleti” ma efficaci, dopo di che siamo tornati tranquillamente a metà classifica. Non sono stato evidentemente in grado di convincere la mia squadra che poteva giocare efficacemente in quel modo, bisogna fare le cose giuste per l’ambiente in cui ti trovi: questo è un altro insegnamento che ho appreso.
L’ultimo libro che ho letto è stato quello di Lino Mevi “ Ventotto x Quindici”.

 

Qual è il cestista più forte che hai allenato ? Quello avversario che ti ha più impressionato? Il giocatore più forte con cui hai giocato? L’avversario più ostico da affrontare?

In campo maschile i giocatori che ho allenato sono troppi per cui farò quattro quintetti migliori, di valore, di affetto e di epoche, ma ce ne sarebbero anche altri:
A – Panno , Piero e Riccardo La Ragione, Renzo Menichelli, Piercarlo Rampini
B – Guarneri , Flumini, Paolo Marinelli, Pesci, Stefano Marinelli
C – Sasha Micarelli, Nando Rutolini, Kappa Murchio , Bob Percuoco, Juan Cataneo
D - Celesti, Iacoboni, Chirichilli, Sprizzi, Petrone.
L’avversario che mi ha più impressionato, all’epoca della finale, è Catasta del bk Roma.
Il giocatore più forte con cui ho giocato è Bruno Bastianoni.
L’avversario più ostico da affrontare è un certo Pedone: incredibili battaglie negli anni ‘70.
In campo femminile, in cui ho una limitatissima esperienza:
le giocatrici più forti che ho allenato sono: Sara Cicetti, Martina Renzetti e Ginevra Coluccio
L’avversaria che mi ha più impressionato è: Ianeri del Team Up.
L’avversario più ostico da affrontare è sempre quello della partita successiva : sempre.

 

Cosa ne pensi della Fip? Ritieni adeguati i provvedimenti di ciascuna federazione a sostegno delle squadre iscritte? Cosa pensi debba cambiare e fare una squadra di basket popolare all’interno della federazione?

La Federazione Italiana Pallacanestro è una grande federazione, o meglio una federazione di un Grande Sport, la pallacanestro. Da troppi anni ormai penso che la federazione si sia ammalata di gigantismo. Troppe risorse ormai vengono succhiate dalla Base e trasferite al Vertice. Non ci si rende conto che è la Base che sorregge il Vertice e non si adottano politiche che consentano alla Base di prosperare ed evolversi facilmente. Sono stati, anno dopo anno, imposti aumenti di costi, regole rigidissime, obblighi e vincoli soprattutto alle società di Base. I comitati regionali dovrebbero essere l’espressione delle società di Base, ed invece sono l’emanazione della centralità del potere della Fip nazionale. Hanno moltiplicato il numero delle società professionistiche che ormai per sopravvivere devono sempre più far ricorso a tanti stranieri, scarsi, ma economici, senza valorizzare i giocatori nostrani. Sarebbe stato meglio organizzare un campionato di vertice meno numeroso, con 3-4 stranieri al massimo e tanti talenti italiani giovani e meno giovani. Facilitando d’altro canto la base a svilupparsi a più non posso, in ogni modo e maniera, e premiando solo quelli capaci di formare giovani stelle da altissimo livello. Tutto il resto del movimento deve essere diffusione, reclutamento, socializzazione agonistica sul territorio. Una piramide si regge nel tempo se ha una Base larga ed un Vertice stretto.
Una società popolare può fare ben poco all’interno di una federazione organizzata con questi criteri, salvo mantenere sempre fede alle proprie caratteristiche sviluppandole, diffondendole ed ampliando la platea dei possibili potenziali utenti: vincere aiuta di certo un po’ come effetto di trascinamento dell’entusiasmo, ma bisogna trovare sempre il modo di far partecipare tutti ampliando e diversificando le occasioni e le opportunità possibili.
Le due cose sempre basilari e fondamentali sono sempre le stesse: la disponibilità del campo di gioco e la organizzazione di un settore giovanile.

 

Dopo questa tua esperienza come coach della squadra di basket femminile dell’Atletico San Lorenzo – a parte la sospensione a due terzi del campionato causa pandemia – come giudichi il campionato fatto dalle tue ragazze , rispetto alle premesse di inizio anno?

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Per come mi erano stati raccontati i risultati dei precedenti anni, direi che le premesse sembrava dovessero essere modeste, ma poi il Campionato fatto dalle ragazze è stato semplicemente meraviglioso, esaltante, stupendo, affascinante, incredibile... davvero non trovo le parole.
Non esitai molto a decidere di allenare questa squadra, anche se qualche amico mi consigliava di stare molto attento all’ambiente femminile, che avrebbe potuto travolgermi.
In effetti è stato proprio così: ha letteralmente stravolto la vita mia di coach. Esaltandola.
Sono partito dai fondamentali individuali, dal tiro per esempio, dalla presa della palla, dal rilascio... mamma mia... quanti esercizi abbiamo fatto...  ragazze bisogna segnare, braccio alto, spezza il polso, spingi per terra, salta un pelino… ah ah ah… pensavo che mi odiassero a un certo punto… e poi la preparazione atletica… tullio… nei parchi romani… al campo di calcetto, tre zompi, pippo, suicidi, quattro passaggi (coach con tre non ce la facciamo) … che disponibilità che ho trovato, che compattezza di gruppo, che complicità tra compagne di gioco, che solidarietà tra quelle un po’ più brave e quelle un pochino meno… e poi le ansie con le scelte, anche crudeli, che ogni coach deve fare e che ho cercato sempre di fare parlando chiaro e diretto… Ebbene, con pochissimi e rarissimi momenti di esitazione, ho sempre visto occhi brillanti di persone che capivano, che accettavano, che condividevano, che non anteponevano mai se stesse all’esigenza del gruppo e della squadra: sono un uomo fortunato, mi hanno fatto sentire autorevole, e non autoritario come talvolta mi capita, sono un uomo fortunato perché hanno accettato anche i miei errori, sono un uomo fortunato ad avere incrociato un gruppo così, proprio fortunato , e ringrazio tutte ed in particolare il capitano Lulù – Lei sa perché – ed il mitico mio assistente coach dirigEnzo, assolutamente affidabile e capace.

 

Quale partita da coach ti è rimasta maggiormente impressa ? quali i successi che ricordi con maggiore piacere ? quale sfida rigiocheresti per ribaltare il risultato di allora?

La vittoria più eclatante è stata senza dubbio quella fuori casa ad Ostia, contro la favorita del torneo, vinta di due punti, 57 a 59, in rimonta clamorosa, dopo essere stati sotto anche 15 punti, essendo anche in formazione rimaneggiata, ed avendo ben tre persone tre come nostro pubblico! Ma la prima vittoria in quel di Guidonia è quella che mi è rimasta dentro: partita difficile e dura, sempre tirata, dopo tanti allenamenti e pochissime amichevoli, dopo che ero pure rimasto per strada con la macchina che mi lasciò a piedi… insomma lì fu l’inizio, li io acquisii la consapevolezza di avere una SQUADRA, non conoscevo ancora tutte le avversarie, ma lì ho visto il temperamento, la tenacia, la voglia di non mollare mai, ho visto i tanti difetti e le tante limature che ancora dovevano modellarsi, ma intravidi il diamante grezzo che c’era sotto, e le ragazze acquisirono la convinzione, oserei dire l’esaltazione, insomma da lì scattò la molla e da lì partirono le 10 vittorie 10 consecutive… poi si sa, vincere sempre è quasi impossibile, e già fin da allora dissi e ripetei più volte alle atlete che avrebbero dovuto dimostrare di volermi bene anche dopo le sconfitte, dato che dopo le vittorie sono buone tutte a volermi bene… E loro l’hanno fatto.
Ma non scordo neanche la soffertissima ultima vittoria a Rieti – il 29 febbraio 2020 -, quella che ci ha lasciato la possibilità di puntare ancora al 1° posto, giocata con qualche ragazza malandata e sofferente, ma sempre con l'indomito coraggio di tutte.
Rigiocare partite perse non mi piace, tanto prima o poi ricapita, ed allora vedremo!

 

Quale metodologia d’allenamento ti è più cara ? quali ritieni maggiormente efficace?

Dopo tanti anni nelle minors il mio modo di allenare privilegia la continuità ed il gioco con la palla: il ritmo dell’allenamento deve salire d’intensità nei primi 10-15 minuti, poi restare elevato unitamente all'attenzione per quasi tutto l’allenamento, senza troppe pause, né troppo lunghe, e la parte di “preparazione” atletica preferisco farla con la palla, mediante esercizi a tutto campo anche agonistici, attivando sempre suggerimenti e correzioni alla voce durante il movimento o il gioco, senza fermare. Gli ultimi 10 minuti a volte lascio giocare senza interventi per vedere quel che succede: alcune inventano, vengono fuori soluzioni estemporanee, qualcuna fa quel le piace… e va bene così… talvolta da quei minuti viene fuori qualche idea. Alla fine tiri liberi, ma solo perché le nostre percentuali sono troppo basse, altrimenti non li farei. Quando si inizia ad impostare un movimento di gioco nel 5 vs 5 allora il campo deve diventare muto. Parlo solo io: 5 in maglia bianca eseguono a vuoto a metà campo i movimenti che dico a voce, mentre 5 in maglia nera allineate in piedi sulla linea di metà campo ascoltano in silenzio pronte a subentrare; le altre, o bianche o nere, sono in panca per entrare se chiamate. L’altra metà campo deve essere vuota: non ci deve essere nessuna che tira o che palleggia. Il mio metodo non è analitico, ma sintetico, illustro tutto il gioco per intero nel suo insieme, dall’inizio alla fine, senza esplicitare tutte le possibili soluzioni, ma solo alcune.
Non vado troppo nei dettagli per non bloccare troppo tempo l’allenamento.
Dopo 2-3 volte a vuoto le bianche e dopo 2-3 volte a vuoto le nere, si gioca subito a metà campo agonistico, e durante il gioco correggo, limo, suggerisco una o l’altra soluzione, e nel mentre faccio entrare anche le altre dalla panchina.
Questo succede di rado: poi si deve giocare, sempre giocare, meglio giocare scordandosi o sbagliando un movimento, ma giocare, si corregge in corsa, si modifica parlando e giocando.
Ci sarà poi tempo, una volta assimilata la meccanica d’insieme, di introdurre le varianti; ci sarà il tempo di introdurre il concetto basilare, cioè che noi facciamo quello che vogliamo fare e non quello che la difesa avversaria ci concede di fare; ci sarà il tempo di spiegare che ad ogni mossa difensiva avversaria deve corrispondere una nostra azione che la neutralizza in un modo o nell’altro, ma sempre indirizzando il nostro agire al conseguimento del nostro obiettivo; ci sarà il tempo di spezzettare il gioco-base in esercizi e collaborazioni a due, a tre ed a quattro da eseguire e ripetere a vuoto e con difesa a metà campo o a tutto campo.
Ci vuole tempo, e pazienza, ed accettare errori, e ripetere, ripetere, ripetere...
Per quanto riguarda la preparazione atletica giocata, a parte i necessari esercizi di contropiede (rimbalzo, apertura, sprint laterali, conduzione centrale con palleggio o laterale con passaggio, inserimento dei rimorchi) preferisco far giocare 11, oppure 4 vs 4 in continuità con due squadre da 7, a punteggio, con limite di palleggi, e con limite di tempo per concludere: si corre tantissimo e si gioca. Ma servono sempre Concentrazione, Intensità, Organizzazione.
Inoltre bisogna sempre lavorare tanto sui fondamentali individuali, con palla e senza, per migliorare costantemente il proprio bagaglio tecnico e lavorare sempre sull’atletismo, sprint, partenze, frenate, scivolamenti, salti, rapidità di piedi, mani attive, sedere basso, etc...
Se poi aggiungiamo un minimo di tattica e di organizzazione offensiva e difensiva, ci si rende conto, avendo solo due allenamenti a settimana di circa 75 minuti puliti cadauno, di quanto sia difficile produrre risultati apprezzabili e di quanto sia necessaria la collaborazione e la disponibilità piena e totale di tutte le atlete.

 

La FIP ha decretato la sospensione del campionato : come ritieni si debba ripartire l’anno prossimo?

Ho letto che tutte le squadre maschili di C1 , di C2 e di serie D hanno scritto alla Fip Regionale chiedendo molte facilitazioni e diminuzioni di costi, chiedendone molte in più rispetto a quello che il Comitato Regionale ha - bontà sua - concesso: penso che dovrebbero farlo anche le squadre femminili, bisogna che anche il movimento cestistico femminile si faccia sentire. Paradossalmente penso che il nostro gruppo femminile, per ripartire l’anno prossimo, abbia qualche difficoltà in meno rispetto ad altre realtà, in quanto è da tempo abituato ad auto-gestirsi ed a convivere anche con poche risorse: il problema più oneroso penso che sia la disponibilità del campo di gioco. Spero e confido vivamente che si riesca insieme a riprendere a giocare un avvincente campionato all’altezza di quello appena interrotto.

 

Per finire un augurio che ti senti di fare alle tue ragazze in vista della prossima stagione.

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Ragazze adorate, il mio augurio per l’anno prossimo e per quelli a venire è questo:
Amate sempre e comunque, restando giovani dentro!
E la mia citazione preferita, che dedico a tutte Voi, è questa:
“Il basket, come la vita, è confuso e imprevedibile; ha la meglio su di te, anche se a fatica cerchi di controllarlo: il trucco è vivere ogni momento con la mente e con il cuore aperto. Quando riesci a farlo, il gioco e la vita funzionano.“

La quinta puntata di "Veniam da San Lorenzo per scrivere la storia”. Dopo le prime puntate sui primi mesi del progetto, proponiamo una lettera aperta di un calciatore della prima ora. Tra le righe ci racconta l’amore per l’Atletico e la genesi di ciò che poi diventerà la nostra scuola calcio popolare.

 

(vai alla prima puntata per cominciare la lettura dall'inizio)

 

Lettera d’amore. Sul “calcio bimbi” e dintorni.

di Nicola Gesualdo

 

Sono le 5:30 di un sabato notte, non riesco a dormire. Di solito il sabato pre-partita, nonostante l'adrenalina e l'attesa per la partita del giorno seguente, dormo come un sasso fino a quando squilla la sveglia. Questo sabato notte è diverso, domani non suonerà nessuna sveglia, non potrò scendere in campo con la maglia dell'Atletico San Lorenzo e non potrò sostenere la squadra dagli spalti. Lo facevo sempre quando non potevo giocare. Ci penso. Ripenso a come giovedì, prima degli allenamenti, ho comunicato al Mister Marcolino che non potrò più scendere in campo. Problemi logistici lavorativi. L'ho detto a denti stretti, quasi con vergogna. Abbandonare la squadra prima della fine del campionato, abbandonare il progetto, abbandonare chi ogni giorno si sbatte per portare avanti la carretta (i vari Greco, Pozzo, Biscottino, Alessietto, Mariano, Stefano, Luigi, Danielino, la lista sarebbe davvero lunghissima). Tutto questo ha causato in me vergogna. Volevo comunicarlo ai compagni di squadra, di battaglia, ma non ce l'ho fatta. Lo farò la prossima settimana, anche se so che il problema si ricreerà.

Per fortuna ho una certezza. Sono sicuro che domani a Marano Equo, prima in classifica, i miei compagni ci metteranno il cuore, quel cuore rosso-blu (anche giallo per Mariano) che trasforma chiunque entri in contatto con l'Atletico San Lorenzo. Quel cuore pulsante che durante le partite batte dagli spalti, quando un'intera curva composta da uomini, donne, bambini, anziani, salta intonando “E chi non salta è amico delle guardie”.

Non si può restare impassibili davanti a questo, ci si innamora subito. Ogni singolo dona qualcosa. Ma la cosa stupefacente è quello che ti ritorna indietro, tutto ciò che ogni singolo ha messo a disposizione del progetto ti ritorna indietro, tutto insieme. Un bagaglio di esperienze, sensazioni, e crescita personale che solo un progetto così può darti. Solo grazie all'agire collettivo si può costruire tutto ciò e solo grazie all'unione si superano gli ostacoli che fisiologicamente ti trovi davanti.

Tante vittorie, non moltissime sul campo per quanto riguarda la squadra di calcio a 11 maschile, ma una marea fuori dal rettangolo di gioco: calcio a 11 maschile, calcio a 5 femminile, basket maschile, basket femminile, calcio bimbi, la conquista di un campo sul quale allenarci, l'agibilità nel quartiere, l'aggregazione sociale tra persone, che forse, non si sarebbero mai parlate e chissà quante altre cose ho dimenticato. 

X04 gesu primi allenamenti

(l'autore Nicola ad uno dei suoi primissimi allenamenti del calcio bimbi)

Il calcio bimbi è un altro aspetto che ho vissuto da vicino, un progetto di cui ho visto la genesi, e nel quale ho provato a trasmettere qualcosa ai piccoli atletici e alle piccole atletiche. Inizialmente erano in 5 o 6, Ruggero mi diceva “Sabato mattina vienime a dà na mano? Con l’Atletico abbiamo deciso di provà ad allenà i bambini der quartiere e non”. Queste le sue parole quando l’Atletico ha deciso di dare il via al progetto. Era il lontano dicembre 2013, dopo pochi mesi dall’inizio dell’esperienza della prima squadra, e già avevamo deciso, quasi implicitamente e senza ragionarci troppo sopra, di partire con la scuola calcio popolare. D’altronde uno dei cori cita testualmente: ”Dice che siamo tutti fuori di testa…”. Beh, per fare una cosa del genere, lo devi essere.

All'inizio partecipazione gratuita per entrare a far parte del progetto: via, ormai in maniera incessante ogni sabato mattina il campo dei Cavalieri di Colombo, in Via dei Sabelli 88, è un vivaio. Matteo, Carlo, Nina, David, Andrea, Yuri, Ernesto, Adriano, ed anche qui, come sopra, la lista dei piccoli e delle piccole atletiche sarebbe molto lunga.

La prima volta sei teso, hai comunque una responsabilità: cercare di insegnare ai bambini, dai 5 agli 11 anni, a rispettare il compagno di squadra, a rispettare il giocatore avversario, a non esser delusi quando si prende un gol, ad incoraggiare il compagno che sbaglia, o ancora, a dare la stessa importanza ad una bambina che gioca con te, senza distinzione di sesso. Anzi, forse questo ce l’hanno insegnato loro a noi. Bambini e bambine giocano insieme a pallone. Uno sport sempre visto come prettamente maschile. Ti aspetteresti che ci possa essere discriminazione da parte dei bambini, e invece, con un semplice sorriso e attraverso la loro spontaneità e genuinità, scopri che ti hanno insegnato molto di più loro. Insomma, i bambini e le bambine che ogni sabato mattina hanno deciso di farci ritornare a noi bambini, ci hanno dato tanto, molto di più di quello che ciascuno di noi si potrebbe immaginare, forse molto di più di quello che noi, grandi, riusciamo a dare loro.

Il fondamentale apporto della Palestra Popolare San Lorenzo che forse per prima ha creduto in questo progetto del vivaio, che oggi conta centinaia di iscritti, con le categorie primi calci, pulcini, esordienti, giovanissimi. Al primissimo allenamento, data 14 dicembre 2013 al campetto dei Cavalieri, c'erano Mariano, Ruggero e Andrea Mac, a guidare un manipolo di bimbi. Erano quasi più i presunti mister che i ragazzini. Memorabile la foto di Antonella a bordo campo che immortala il momento in cui il pallone gli sta arrivando in faccia calciato da un piccolo atletico. Antonella stessa ed Alessandra a farci da chioccia, delle vere mental coach, a dir la verità più per noi che per i bambini. Ahahahah! Ci ritrovavamo in Palestra per discutere, migliorare, evolvere ed aiutare a far capire a chi era titubante circa la possibilità di sviluppare il cosiddetto settore giovanile che si trattava di un sogno realizzabile.

Poi è arrivata l’organizzazione anche per questo progetto che era nato sulle ali dell’entusiasmo. Io, Mirkione e Jaco, tre “soggettoni” pronti a dare un contributo a chi aveva riposto in noi la fiducia, i genitori. Tra quest’ultimi, ricordo quelli della primissima ora: Stefan, Marta, Lorenzo, Maurizio, e ridaje con la possibile lista immensa di persone che hanno riposto in noi, perfetti sconosciuti, la fiducia. Le prime magliette bianche con il logo dell’Atletico che hanno inorgoglito i nostri piccoli, poi sono arrivate le magliette celesti, addirittura una seconda maglia che ognuno sentiva cucita addosso. La indossavano impettititi, con l’orgoglio, l’onore e forse, chissà, anche la consapevolezza di indossare quella maglia. 

La prima trasferta, presso il campo della Polveriera, in pieno centro città, ci ha visto protagonisti, non soltanto sul campo, dove gli atletici hanno sfoggiato una prestazione degna di nota, ma anche sugli spalti. Avevano già imparato i cori che venivano cantati dalla tifoseria durante le partite della prima squadra, ma forse, li avevano imparati perché quei cori riecheggiavano nell’intero quartiere di San Lorenzo, ad ogni ora e da qualsiasi angolo. Se giravi per San Lollo era facile che ad un certo punto sentissi “Veniam da San Lorenzo per scrivere la storia”

X09 scene gioco colosseo

(la prima uscita ufficiale dell'Atletico bimbi al campo della Polveriera, con vista Colosseo)

Il progetto cresceva, quindi sono accorsi in nostro aiuto tanti altri: Cecilia, Biscottino, Alberto, Angela, Stefano "Rasta", Giovanni "Catanza", Corrado e poi più avanti Biglia, Swarowski, ecc. Il processo era che dalla squadre senior o dai giri atletici si veniva cooptati negli allenamenti dei bambini per poter continuare a dare vita a questo sogno. Un'altra cosa bella era quella di portare i nostri bambini alle feste in piazza dell'Atletico San Lorenzo: si mettevano due carrelli del supermercato a fare da porte e i bimbi giocavano dei bellissimi tornei di street football.

Ho voluto scrivere queste righe per lanciare un messaggio, un monito a chi non sa neanche cos'è il calcio popolare, a chi neanche immagina cosa voglia dire “gestione collettiva di una squadra di calcio”. Provate ad affacciarvi, rimarrete innamorati, nonostante le mille peripezie. Provate a cercare nelle vostre città un progetto di calcio popolare, e qualora non ce ne fosse uno iniziate a progettarlo. Questo vorrà dire impegnarsi, togliere del tempo ad altro, sensibilizzare chi non sa, ma il vostro dare non potrà mai essere minimamente avvicinabile e paragonabile allo tsunami di positività che vi travolgerà. Far rivivere dei concetti che ormai sono lontani dal “calcio moderno”: antirazzismo, aggregazione, antisessismo, rispetto, lealtà, trasparenza.

Grazie Atletico San Lorenzo. Mi fermo qui altrimenti queste pagine, scritte a penna su dei fogli di fortuna sotto la luce fioca di una vecchia lampada, potrebbero rovinarsi a causa di emozioni forti e immagini che mi scorrono davanti agli occhi ripensando a questo Amore nato a settembre del 2013 e che non finirà mai.

Il mio cuore ormai è rosso-blu (ops, e anche giallo per Mariano).

Anche se odio il “daje”, mi avete insegnato ad amare anche questo, ve lo devo: “Daje Atletico San Lorenzo”. 

(continua, vai alla sesta puntata o scorri le immagini)

 

Qualche immagine degli inizi del "calcio bimbi" dell'Atletico San Lorenzo

 

 X01 primo allenamento

(14 dicembre 2013, il primo storico allenamento del calcio bimbi, mister Mariano con Ruggero e Andrea Mac) 

 

X02 la pallonata

(la famosa scena della pallonata che sta per arrivare in faccia ad Anto, vedere l'ombra del pallone per credere...) 

 

X03 le primissime maglie

(le primissime magliettine bianche del calcio bimbi) 

 

X05 genitori atletici

(genitori atletici con Alessandra alla prima alla Polveriera)

 

X07 riscaldamento

(mister Nicola guida il riscaldamento)

 

X08 scende campo

(l'Atletico San Lorenzo scende in campo, per la prima volta per una squadra giovanile)

 

X14 atletici atletiche 

(palla al piede e pedalare, scene dalla prima partita)

 

X11 genitori bimbi

(i bimbi in campo e i genitori sugli spalti... ops, sotto l'albero)

  

X13 finale

(Alessandra con i bimbi atletici a fine partita)

 

X12 finale 

(foto di gruppo con i mister Jaco, Nicola, Antonella e Andrea Mac)

 

X14 atletici 

(i giovani atletici in versione piccoli teppisti intonano i cori della curva)

 

X16 piazza 

(i bimbi della scuola calcio popolare ad un torneo di street football in piazza)

 

X15 Gesu last

(ed infine, un piccolo grande sogno dell'autore: tornare ad esultare così, sotto la curva più bella del mondo)

 

(continua, vai alla sesta puntata) 

Oggi è il 25 Aprile, la Festa della Liberazione.

Vogliamo approfittare dell'occasione per raccontarvi un po' di quello che sta succedendo in quartiere e non durante questa lunga quarantena.

Siamo l'Atletico San Lorenzo, la polisportiva popolare dell’omonimo quartiere e fin da subito in questa emergenza ci siamo interrogati su come poter essere di aiuto a chi aveva bisogno. Non potendo proseguire le nostre normali attività sportive e sociali per via del blocco non riuscivamo a restare con le mani in mano in attesa degli eventi. Per prima cosa abbiamo versato tutto quello che avevamo nelle nostre casse, anche se poco, all’associazione Maite Social Club di Bergamo che si occupa di solidarietà fattiva in quella zona colpita in maniera devastante dal virus. Malgrado siamo una polisportiva totalmente autofinanziata, e quel gruzzoletto poteva essere utilizzato per le nostre spese future, tutti i soci sono stati concordi nel decidere che in questo momento c’era sicuramente chi aveva più bisogno di noi. 

Inoltre, con la rete della Libera Repubblica di San Lorenzo, insieme alle altre realtà del quartiere, abbiamo fin da subito lanciato la "Quarantena Solidale” per portare spesa e farmaci a domicilio alle persone che non possono uscire di casa. Ben presto l'iniziativa si è ampliata anche alla "Spesa Sospesa”, visto che purtroppo anche le conseguenze economiche della crisi si stanno allargando a vista d’occhio. Proprio questa mattina dei nostri volontari, con l’aiuto di tutta la San Lorenzo Solidale, hanno iniziato la distribuzione di pacchi alimentari per le famiglie del quartiere in difficoltà economica.

Infine, abbiamo fatto un ragionamento su quanto fosse difficile da assorbire la retorica del “restiamo a casa” per chi una casa non ce l’ha, e ci è venuta in maniera automatica l’idea di contattare Baobab Experience per dare una mano nel supportare quel centinaio di ragazzi migranti che è costretto ad affrontare questa situazione senza un alloggio. E’ così sono quasi tre settimane che ogni mattina (adesso la sera per via del Ramadan) da San Lorenzo e dintorni partono dei sacchetti con le "Colazioni Solidali" per queste persone in difficoltà che passano la notte davanti la Stazione Tiburtina.  Ma non solo, oltre alle situazioni locali stiamo sostenendo e divulgando anche il progetto Food Baskets Beat Borders for Shatila refugees during Covid-19. Il progetto Basket Beats Borders (BBB), animato anche dall'Atletico San Lorenzo Basket, ha permesso negli ultimi tre anni alle ragazze del Palestine Youth Club di viaggiare e giocare a pallacanestro in Italia e nei Paesi Baschi. Ora, le squadre, le associazioni e i movimenti che hanno portato avanti BBB vogliono continuare a stare al fianco della gente di Shatila. Questa volta le ragazze non possono viaggiare, ma i cestini alimentari possono farlo! La situazione economica nel campo profughi è drammaticamente peggiorata con lo scoppio della pandemia, i prezzi degli alimenti sono aumentati drasticamente, portando a carenza di cibo in molte famiglie. Ecco perché puntiamo a sostenere 50 famiglie con tre cestini alimentari del valore di 50 €. Ti chiediamo di sostenere il nostro obiettivo di raccogliere 2.500 € con il nostro crowdfunding https://chuffed.org/project/fbbb. Puoi contribuire alla campagna con un minimo di 1 €. Sappiamo, infatti, che come al solito sono sempre i più deboli a pagare il prezzo più alto in queste situazioni e quindi continueremo a dare il nostro supporto convinti che la solidarietà e la mutualità siano principi da cui dovremo ripartire per costruire una società migliore, e che l’accoglienza, il diritto a un tetto, il diritto a un reddito non siano solo emergenze da coronavirus ma problemi strutturali che come tali andrebbero affrontati.
 
Perché "la libertà senza giustizia sociale può essere anche una conquista vana".

BUONA LIBERAZIONE DI LOTTA E SOLIDARIETÀ
AVANTI SAN LORENZO


COME CONTRIBUIRE ALLE INIZIATIVE DELLA QUARANTENA SOLIDALE:

♦️ versamenti su C/C tramite bonifico IBAN IT14T0832703248000000001412 intestato a: Esc Inforights, causale: Spesa Sospesa

♦️ con PayPal: http://paypal.me/escinforights

♦️ lasciando qualcosa nei carrelli per la Spesa Sospesa presso i seguenti negozi:
 
- Supermercato Élite, Via Tiburtina 106
- Frutta&Verdura Luciano (giov e ven), Piazza dei Siculi 8
- Supermercato Conad, Viale delle Province 156
- Supermercato Pim, Via Antonio Sant’Elia 13
- Natura Si, Via Sicilia 180


♦️ donando un libro per #unlibrosospeso presso Giufà Libreria Caffè e Tomo Libreria

♦️ collaborando con le Colazioni Solidali, per info puoi mandare una mail a Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.

 

Questa mattina un altro pezzo di memoria storica è stato cancellato. Nello stesso luogo in cui era stato già cancellato il ricordo di Patata, e a pochi metri da dove nei giorni scorsi la stessa sorte era toccata alla scritta per Salvo. Dopo le cancellazioni dello scorso ottobre dei murales dedicati agli Arditi del Popolo e in memoria di Carlo Giuliani su Via dei Volsci.

Questa volta è toccata alla storica scritta per Antò che da più di 10 anni ricordava un compagno, un lavoratore, un ragazzo morto in un incidente stradale mentre faceva una consegna, uno di noi. Una scritta che era ormai diventata parte del quartiere, che faceva da sfondo alla memoria urbana di San Lorenzo e della città.

Ancora una volta, sulla spinta di questo nuovo legalitarismo diffuso e in nome del “decoro” elevato a norma, si procede sistematicamente a cancellare la memoria dai muri di San Lorenzo senza curarsi minimamente del significato di quelle scritte, senza chiedersi perché sono comparse e perché si è scelta questa forma di espressione. Mentre nel frattempo in nome della speculazione e della gentrificazione si promuovono opere di street art sugli edifici di palazzinari vecchi e nuovi. Chi decide cosa è degno e cosa no? Siamo sicuri che così si preserva la memoria storica del quartiere?

Chi decide quali sono le priorità del quartiere? Mentre intanto il pezzo di muro di Villa Mercede crollato su Via dei Marruccini attende di essere rimesso in sesto da più di un anno. Mentre le stesse Mura Aureliane sono lasciate a se stesse in più punti, con puntelli e impalcature abbandonate qua e là.

Ciao Antò, continuerai a vivere nelle nostre lotte, e anche senza una scritta "ci mancherai ma per noi ci sarai sempre".

L'Atletico San Lorenzo, nel corso dei suoi ormai sette anni di vita, ha visto crescere vistosamente, accanto al numero di squadre iscritte ai vari campionati, anche il numero, e la qualità, del personale tecnico che quotidianamente allena giocatori e giocatrici rossoblu. Con la rubrica "L'osteria del pallone" diamo loro la parola: ci racconteranno le loro esperienze sportive, in campo e in panchina, i loro credo calcistici, cestistici e pallavolistici, le partite più belle che hanno disputato difendendo i nostri colori.

Iniziamo con Fernando Marfurt, tecnico della squadra di calcio a 11 dell'Atletico San Lorenzo nelle stagioni 2016/2017 ("all'assalto del cielo" in Seconda Categoria) e 2017/2018 (primo campionato dei sanlorenzini in Prima Categoria). Quest'anno si è diviso tra Under 15 e Under 19. A lui la parola.

 

Ciao Fernando, raccontaci la tua biografia sportiva.

La mia carriera calcistica come quella di tutti i giocatori nati negli anni '60 é cominciata per la strada sotto casa con la conta-palla-porta-e-scarto e le cartelle di scuola a fare da pali, poi con le sfide alle squadre di ragazzi delle vie limitrofe alla mia, con partite infinite: iniziavano subito dopo pranzo e finivano per mancanza di luce. Quando avevo 13 anni il papà di uno dei miei amici era un collega di lavoro del mister dei giovanissimi del Quarticciolo che cercava ragazzi per fare una squadra competitiva. Mi convinse ad andare a fare il provino e così cominciò la mia vita da calciatore, che é andata avanti nonostante tre infortuni gravi al malleolo, un matrimonio, tre figli e un lavoro, quello di rappresentante, che mi faceva passare giornate intere a correre per tutto il Lazio, fino quasi a 40 anni. Sempre con la stessa passione e con lo stesso entusiasmo. Dopo il Quarticciolo, dove abbiamo vinto il titolo degli allievi (stagione 78/79 i provinciali e 79/80 i regional), giocai poi un anno alla Lodigiani, l'anno successivo di nuovo al Quarticciolo nel campionato di Prima Categoria con vittoria finale, e passaggio in Promozione. Durante questo periodo "giovanile" feci tanti provini, tra cui anche due "importanti": uno con il Torino, dove colto da emozione non ho praticamente toccato palla, e uno con la Lazio, dove ho segnato e fatto a mio avviso una delle mie migliori prestazioni di sempre, ma insufficiente a farmi scegliere (non era il mio livello). Dopo ho giocato col Gregna, poi col Certosa, con gli Amatori Bnl in Eccellenza (il punto più alto della mia carriera calcistica), con i Forti e Tenaci San Lorenzo e con Auto.Cara. Ma l'esperienza che ricordo con maggior piacere é una squadra fatta tra i compagni del PCI e non, che era un Atletico San Lorenzo ante litteram completamente autofinanziata, che decidemmo di chiamare FederCom (Federazione Comunista) e di iscriverla in Terza Categoria. Giocavamo con un divisa ovviamente tutta rossa e avevamo un tifo ogni partita più numeroso, e sugli spalti sventolava una grande bandiera rossa. In quella squadra ho anche iniziato la mia carriera da allenatore anche se ancora mista a quella di calciatore.

 

Qual è il mister del calcio mainstream (del presente o del passato) a cui ti ispiri? Perché?

Come allenatore non mi ispiro a nessuno in particolare, ma ho ovviamente i miei preferiti, quelli a cui mi sarebbe piaciuto somigliare. Il primo é Radice, che ha portato il calcio totale, per capirci quello dell'Olanda, in Italia. Un calcio basato sulla partecipazione di tutta la squadra alle due fasi possesso/non possesso. I terzini che spingono fino alla riga di fondo avversaria e poi crossano, le punte che partecipano anche in fase difensiva i centrocampisti che si inseriscono, persino il libero che va a segnare. Un gioco nuovo, moderno, bello da vedere ed anche efficace, che gli ha consentito di vincere uno scudetto e di perderne un altro con 50 punti su 60 allenando il Torino. L'altro allenatore, che ho anche avuto il grande onore di conoscere e vedere allenare dal vivo, é Zeman. Il suo gioco basato sulla velocità e la personalità era spettacolo puro. Il giocare per il gusto di giocare, di fare gol, di divertire e di stupire. La cosa che accomunava Radice e Zeman era l'enorme lavoro atletico che era alla base delle prestazioni delle loro squadre. Solo lavoro, passione, competenza e un grande ascendente sui giocatori che grazie ai loro insegnamenti sono entrati nella storia del calcio: da Pulici a Graziani (i gemelli del gol) a Claudio Sala "il poeta", da Beppe Signori a Immobile, da Veratti al più grande di tutti, Francesco Totti.

 

Qual è il calciatore più forte che hai allenato? E quello avversario che ti ha maggiormente impressionato? Il giocatore più forte con cui hai mai giocato? L'avversario più ostico da affrontare?

Ho avuto la fortuna di giocare a livello giovanile contro giocatori che poi hanno avuto carriere importanti. Chierico che incontrai nel 1977 giocava con la Stefer Roma e l'anno successivo esordiva in Serie A con l'Inter e poi vinse lo scudetto con la Roma, oppure Ferroni che giocava con l'OMI e poi fece una lunga carriera alla Fiorentina, oppure Nando Orsi che quando lo incontrai giocava nella Primavera della Roma, ma poi divenne famoso con la Lazio. Ma secondo me il più forte e talentuoso di tutti é stato Ciro Muro, che ho incontrato in un quadrangolare: lui giocava nel Napoli e vinse il titolo di miglior giocatore del torneo. Era un talento eccezionale: piccolino, dribblomane, baricentro basso e palla incollata al sinistro, immarcabile. Ha vinto uno scudetto da riserva di Maradona, ma non ha avuto a mio avviso la carriera che meritava a dimostrazione che nel calcio non basta avere talento.

 

Cosa ne pensi della federazione a cui è affiliata la tua squadra? Ritieni adeguati i provvedimenti di ciascuna federazione a sostegno delle squadre iscritte? Cosa cambieresti e cosa pensi debba fare una squadra di calcio popolare all'interno delle federazioni?

Per tutta la mia vita ho fatto parte, prima come calciatore e poi come allenatore, della LND. Se alcune squadre che ne fanno parte hanno fatturati di centinaia di migliaia di euro, se alcune scuole calcio fanno pagare centinaia di euro al mese per ogni bambino, se per iscrivere una squadra ai campionati ci vogliono migliaia di euro, ritengo che la parola Dilettanti non abbia alcun senso. Credo che il calcio popolare possa fare molto per riformare il sistema dall'interno. Le squadre di calcio popolare in Italia si stanno moltiplicando e stanno dimostrando che un altro calcio è possibile, senza sponsor "fasulli", con le strutture aperte a tutti e tutte. Però serve un unione di intenti, una comunione di progetto tra tutte queste realtà, non essere mera raffigurazione di una parte della società, ma farsi rappresentanza, fare in modo di avere eletti nei comitati provinciali e regionali, far implodere il sistema dall'interno, altrimenti continueremo a sventolare ognuno la propria bandiera la domenica senza incidere sulle scelte "politiche" del sistema calcio.

 

Fernando1

Veniamo alla tua esperienza da allenatore alla guida dell'Atletico San Lorenzo: la pandemia globale in corso ha bloccato la stagione a poco più di due/terzi del suo regolare svolgimento: rispetto alle premesse di inizio anno come giudichi il campionato fatto dai tuoi ragazzi?

Dopo tanti anni di "carriera" dedicati alle prime squadre quest'anno avevo deciso di allenare una squadra di giovani: quale migliore occasione se non quella di allenare la prima squadra giovanile dell'Atletico iscritta ad un campionato LND, quello dell'Under 15? Anche se con non poche difficoltà abbiamo messo su un bel gruppo con ragazzi volenterosi anche se inesperti, quasi tutti sotto età. Aiutato da un ottima squadra di collaboratori, da Pesolillo vice allenatore, a Maurizio, Lorenzo e Stefan come dirigenti ci siamo buttati in questa avventura. Purtroppo dopo poco per problemi di gestione del gruppo Under 19, problemi che a dire il vero con un po più di programmazione si sarebbero potuti evitare perché facilmente prevedibili, mi é stato chiesto di dare una mano che ho dato con il mio solito entusiasmo, anche perché gli Under 15 li lasciavo in ottime mani. Ho trovato un bel gruppo, un po' indisciplinato, ma con il quale ho trovato immediatamente una grande empatia. Anche questo gruppo come quello degli Under 15 aveva molti ragazzi sotto età e la quasi totalità con pochissima esperienza di calcio ad 11, e comunque più abituati a fare la "giocata individuale" che a giocare da squadra. Quindi l'obiettivo era farli diventare una squadra, fargli capire che cosa era l'Atletico, aiutarsi reciprocamente per raggiungere un obiettivo. Devo dire che i risultati sono stati sorprendenti sotto tutti i punti di vista. L'Atletico del futuro é quasi pronto. Non voglio fare nomi, ma ci sono ragazzi che potrebbero giocare senza problemi in categorie anche più alte della seconda e che quando i campionati riprenderanno, credo e spero a settembre, molti debbano andare in pianta stabile in prima squadra. Bisognerà fare anche molta attenzione a non disperdere tutto il lavoro svolto fin qui ed evitare che la squadra " si smonti". Quindi dico a tutto l'Atletico di tenere in considerazione i ragazzi, iniziando dalla struttura dove allenarsi, all'attrezzatura, ai materiali, all'abbigliamento e sopratutto alla programmazione ed a una struttura dedicata. L'Atletico deve puntare su questi ragazzi, lo meritano.

 

Quale partita da mister ti è rimasta maggiormente impressa? Quali i successi che ricordi con maggiore piacere? Quale/i sfida/e rigiocheresti per ribaltare il risultato maturato allora?

Utima di campionato di Seconda Categoria, allenavo la Borghesiana e giocavamo a Valmontone. Un solo risultato a disposizione: con la vittoria saremmo andati allo spareggio per non retrocedere proprio con il Valmontone. 2-1 per loro quando l'arbitro indica 5 minuti di recupero. Incitavo come sempre la squadra a crederci, ma era duro crederci. Su una palla buttata alla disperata in area, la loro difesa va in bambola e noi pareggiamo. Si riprende il gioco e l'arbitro indica che ci sono ancora 2 minuti da giocare. Tutti in avanti, ora ci crediamo, ma non succede nulla di rilevante. A tempo abbondantemente scaduto loro spazzano l'area, la palla arriva sulla linea di centrocampo al mio capitano, gli urlo di metterla in mezzo che la partita é finita, ma lui non mi ascolta e tira. Il portiere, un po' fuori dalla porta, fa una mezza papera e vinciamo la partita. Un apoteosi, neanche avessimo vinto la Champions, a dimostrazione che non é la categoria che da le emozioni. Per la cronaca vinciamo lo spareggio e manteniamo la categoria.

Un successo che ricordo con grande piacere non é legato ad un risultato, ma alla conquista della Coppa Disciplina con la Juniores del Torbellamonaca. Un gruppo di giocatori fantastici calcisticamente (vincemmo il campionato) che però l'anno precedente non sempre, diciamo quasi mai, erano riusciti a finire la partita in 11. Averli fatti diventare un gruppo, avergli fatto comprendere che era più importante vincere le partite che litigare con l'arbitro o gli avversari, e sopratutto che potevamo farlo in un quartiere di cui si parlava solo per cose negative, é stata una delle cose di cui vado piu orgoglioso nella mia ormai lunga carriera calcistica.

Una partita che vorrei rigiocare riguarda proprio l'Atletico. Il 4 marzo 2017 ci giochiamo il primo posto in classifica e quindi la promozione diretta in Prima Categoria a casa della capolista Polisportiva De Rossi, squadra fortissima che poi otterrà due promozioni consecutive, allenata da un ottimo mister e aiutata da un campo di piccolissime dimensioni, in cui quando hai preso le misure sei già sotto di due gol. Comunque andiamo convinti di vincere, tempo da tregenda, campo ai limiti del praticabile e, a rendere ancora più infuocato l'ambiente ad attenderci all'entrata uno schieramento di polizia chiamati da loro perché avevamo una "tifoseria pericolosa". Una vergogna, la tifoseria piu corretta e festosa che ho mai visto su un campo di calcio trattata come dei delinquenti, ma questa é una cosa che conosciamo bene, purtroppo. Comunque, tribuna stracolma, il nostro tifo caldissimo. Non abituati a sfide di vertice accusiamo la tensione, l'importanza della partita, sbagliamo tutto quello che si puo sbagliare aiutati anche da un arbitraggio che ci indispettisce e fa perdere la calma anche al giocatore/dirigente più educato e tranquillo che ho mai conosciuto, Michele Ruggiero, che in quell'occasione faceva il guardalinee e viene espulso per proteste. Comunque perdiamo 4-0 senza entrare mai in partita. Una delusione enorme, sembrava la fine del sogno promozione. Una promessa che avevo fatto in piazza il giorno della presentazione davanti alla nostra gente, quella di portare l'Atletico San Lorenzo in Prima Categoria e ora sembrava tutto perso. Poi fortunatamente non andò così, in Prima ci siamo andati ugualmente, ma ho sognato di rigiocare quella partita decine di volte.

 

Quale metodologia d'allenamento ti è più cara? Quale ritieni maggiormente efficace?

Ho preso il patentino Uefa B molti anni fa, e il corso lungo e faticoso era tenuto da un tecnico federale, tale Argiolas, ex responsabile del settore giovanile del Cagliari. Quando consegnò i diplomi ai promossi ci disse "se un giorno vengo a vedere un vostro allenamento e vedo i vostri giocatori fare inutili esercizi ginnici senza usare almeno per l 80% del tempo il pallone, vi straccio il patentino". Ecco questa é la metodologia a cui mi ispiro: tanti esercizi, tutti con il pallone, perché più lo si usa, più lo si conosce ed é anche molto più divertente, altrimenti invece che giocare a calcio avremmo potuto fare atletica.

 

La tua federazione è in attesa di decidere cosa fare del campionato. Come ritieni si debba ripartire l'anno prossimo?

Spero che l'anno prossimo possiamo riprendere a giocare, perché, visto le note carenze strutturali degli impianti, la vedo dura. In uno spogliatoio di 3m x 3m dove si cambiano più di 20 giocatori come si potranno mantenere le distanze? Il calcio é uno sport di contatto, come si concilia questo con il metro di distanza? Il momento più bello della partita é quando si esulta tutti insieme: sarà vietato come togliersi la maglia? E poi anche noi dovremmo giocare a porte chiuse? Il bello del calcio sono il tifo e i tifosi, senza diventa una cosa triste. Quindi o si può tornare in campo come abbiamo sempre fatto, ovviamente in assoluta sicurezza, oppure aspettiamo che il coronavirus sia solo un ricordo.

 

Per finire un augurio che ti senti di fare ai tuoi ragazzi in vista della prossima stagione.

L'augurio più grande che posso fare é quello di rivederci presto in campo tutti a correre dietro ad un pallone. Un ultima cosa, visto che nei giorni passati si è festeggiato il 25 Aprile, voglio fare un grande augurio a tutti per la nostra festa, la Festa della Liberazione dal fascismo e dal nazismo, un sempre eterno grazie ai Partigiani, perché senza di loro nulla sarebbe come é.

La quarta puntata di "Veniam da San Lorenzo per scrivere la storia", la nuova rubrica di storia sull'Atletico e dintorni. Dopo le prime puntate sulla nascita del progetto, oggi il racconto dei primi passi del basket rossoblu.

 

(vai alla prima puntata per cominciare la lettura dall'inizio)

 

Avanti fate largo al basket popolare.

di Sergio Ianniello

 

Antefatto

Nel settembre del 1999 (o forse del 2000?) mentre camminavo per Via dei Volsci un tipo con i capelli rossi mi fermò e mi disse: tu devi fare la boxe, vieni dentro! Quel tipo si chiamava Claudio Serafini e quel posto - ancora non c'era neanche il ring - era la Palestra Popolare San Lorenzo. Così iniziai a fare la boxe ma siccome allenavo il Basket Scauri mi venne di dire a Maurizio, Antonella, Paolo, Alessandra ma soprattutto a Jerome Cruciani: perché non facciamo anche il basket a San Lorenzo?

Nell'aprile 2003 io e Jerome decidemmo di partecipare a un bando del Comune di Roma per lo sport e scrivemmo un progetto intitolato "San Lorenzo Playground" per trasformare il parco allora abbandonato di Largo Passamonti in un campo di basket. Arrivammo 64esimi e solo 60 venivano finanziati, ma siccome conoscevo un dirigente della Smit che era consigliere comunale, si chiamava Giulioli, chiedemmo a lui e ci mandò da un assessore municipale, mi pare si chiamasse Rossetti. Ci diede retta e dopo qualche mese spuntarono i canestri a Passamonti.

L'Atletico San Lorenzo Sport Popolare

Nell'estate del 2013 Mariano Aloisio che nel frattempo era passato da ultras e pugile a uomo politico nonché maestro di boxe, iniziò a dirmi ogni volta che stavamo in palestra: vieni all'assemblea dell'Atletico così fai il basket. Nel frattempo infatti avevamo creato la "Palestra Popolare Basket" che aveva esordito in un torneo a SCUP (era ancora a via Nola) con uno squadrone composto dal sottoscritto, da Paolino Arioti e da Stefano Panetta, altro aspirante pugile, già Virtus Roma.

Dopo qualche mese di insistenza di Mariano con i suoi modi sempre garbati, accettai e mi portò a Via dei Sabelli alla Casa della Partecipazione, alla mia prima assemblea dell'Atletico, era settembre 2013. Presi l'impegno di provare a fare una squadra di basket di sanlorenzini. Allenavo al Vis Nova a Via Boiardo. Ne parlai subito con Marcello Luchetta e lui mi disse: ok facciamolo! Avevamo allenato insieme i '93 e in quella squadra c'erano due sanlorenzini, Andrea Tridico e Valerio Procaccini. Furono i primi che chiamai. Andrea mi disse subito di si, Valerio pure ma poi non si presentò. Poi chiamai tanti altri giocatori che avevo allenato e che avevano un qualche legame con il quartiere di San Lorenzo tra cui Giordano Mancini, Daniele Damiani, Simone Galanti e altri.

Il primo allenamento lo facemmo al Vis Nova il 20 dicembre 2013. In realtà fu una festa di Natale con amichevole: da un lato l'U19 Vis Nova con Marcello in panca e dall'altro questa accozzaglia blu (avevo comprato delle magliette al Mas a 1 euro l'una) allenata da me, i giocatori erano 8. Curiosamente nell’U19 giocava Davide Pizzardi e solo due mesi prima aveva smesso di giocare Matteo Magara. Entrambi li avevo allenati per un breve periodo nel 2010 sostituendo Stefano D’Annibale che doveva fare un’operazione e saranno proprio loro a scrivere in futuro nuove pagine del basket atletico. Da quel giorno cominciammo a fare delle amichevoli periodiche e poi allenamenti e chiamai Dario Giannelli, un amico arbitro FIP che era il responsabile della UISP basket. Ci fece iscrivere al campionato Open di primavera perché iniziava ad aprile quando il campionato FIP sarebbe stato sul punto di finire.

001 primo allenamento

(il primo allenamento/amichevole con le magliette blu comprate da Mas)

Per il reclutamento feci un gruppo su Facebook e chiesi ad altri giocatori che avevo allenato di aggregarsi. Così arrivò Lorenzo Attianese con Valerio Parla e, tramite il passaparola al Playground, Alessandro Pinto (che per mesi ho pensato si chiamasse Maggiore di cognome). La sanlorenzinità imponeva di mettere insieme tutte le realtà del quartiere, era la linea dell'Atletico, e allora prima parlai con Anna e poi chiamai Massimo Baralla e gli proposi di fare una partita amichevole al CUS al Verano. Il CUS aveva una grande tradizione di basket femminile con Tonino Fantuzzi e Anna Pediconi, figure storiche del basket romano.

La storica prima amichevole si tenne il 24 marzo 2014. Fu una grande festa con tutti gli ultras sulle tribune. In campo c’eravamo noi atletici, i ragazzi del CUS e i ragazzi del Playground (ricordo un commovente intervento del Prof già allora idolo di tutti noi). È stato un grande momento di amicizia e unione nel desiderio di lavorare tutti insieme per fare grande il basket a San Lorenzo. Noi, i ballers, Anna e Tonino: fu un grande e bel sogno (naturalmente noi puntavamo anche al campo coperto).

Curiosamente in quella squadra del CUS giocava Emiliano Moncelsi che però già un mese prima aveva scritto sul gruppo per venire a giocare con noi. Di quella partita rimane la locandina e la foto di squadra con i nuovi ingressi Guido Bergamo e Federico Pierleoni ed il ritorno di Paolino Arioti. Quella fu la prima gara con le divise rossoblù dell'Atletico che erano arrivate pochi giorni prima alla Libreria Zafari di Stefano "Rasta" di fronte al Bar Marani. Quando arrivarono io, Greco e il Presidente facemmo una foto e poco dopo io e il Presidente un video di presentazione, per promuovere quella prima uscita del basket. Ci furono scontri infuocati con Greco che si ostinava a diffondere solo e soltanto lo stemma con scritto "calcio popolare". Alla fine una grande vittoria: sul logo apparve la scritta Atletico San Lorenzo Sport Popolare! 

(il video di presentazione del progetto del basket popolare)

Nel frattempo avevo conosciuto una ragazza, Eleonora, che giocava a basket a Via Acherusio e mi aveva detto che li da loro le cose non andavano bene e volevano cambiare e magari ripartire da zero con noi. Le dissi ne riparliamo a settembre ma nel frattempo le invitai a fare un allenamento con noi, erano la stessa Eleonora, Paola, Federica, Valentina e una tale Lulù che aveva sempre da fare.

L'U19 della Vis Nova che allenavo con Marcello vinse la Coppa Lazio e avendo molto tempo libero ci dedicammo al campionato UISP con l’Atletico giocando al coperto sul campo del Vis Nova. Fu una cavalcata trionfale ma obiettivamente avevamo una squadra abbastanza sovradimensionata per un campionato UISP. Alla prima uscita in casa ricordo che Luca Camillucci mise 6 triple di fila nel primo quarto e lo tirai fuori per non farlo segnare più. C’erano almeno cinquanta tifosi sugli spalti del Santa Maria, più di quanti ne venivano in media alle partite del Vis Nova l’anno che vincemmo la C Gold.

La partita più bella fu a Grottaferrata. Mi divertivo a mettere i vecchi contro i giovani. Entrò prima il quintetto dei vecchi e il quarto finì con noi avanti ma di pochissimi punti. Nel secondo quarto misi i giovani. Giocarono un quarto assurdo: 40 a 5 in 10 minuti. Erano Pizzardi, Celesti, Pierleoni, Chirichilli e Gianluca Battisti. Ricordo anche uno Spina al tavolo. Poi andammo tutti alla fraschetta Ceccarelli a Frascati e di lì in poi ricordo poco, solo che nessuno volle tornare in macchina con me tranne l’eroe Gabriele Carracino. Insomma avremmo dovuto vincere il campionato a mani basse e invece il buon Dario mise la finale a metà luglio, i giocatori partirono quasi tutti, andammo a giocare in 7 e perdemmo la finale con Frassati. Conservo ancora la coppa, peccato ci sia scritto secondi classificati.

Nel frattempo avevamo già tenuto il primo torneo in Piazza dell’Immacolata e l’avevamo chiamato Torneo dei Bar di San Lorenzo (qui l'album fotografico della giornata). Era un modo per tenere vivo il rapporto con il quartiere e con il Playground nell’ambito delle grandi feste atletiche in piazza. I giocatori oltre ai nostri (e alle nostre 4 pioniere) erano i ragazzi e le ragazze del playground e gli All Reds Basket. Il canestro me lo prestò SCUP e andai a prenderlo con Tridico e Iguana che ci portò lì con il suo furgone: momenti epici difficili da dimenticare. La prima edizione la vinse il Bar dei Brutti, ma senza trucchi, nonostante fosse praticamente la nostra sede provvisoria perché per autofinanziarci, oltre alle cene al 32, avevamo iniziato a fare gli aperitivi atletici lì.

Ma questa è un’altra storia e parte dal settembre 2014, quando nascerà ufficialmente la squadra femminile e la maschile inizierà l’epopea degli allenamenti all’aperto e dei campionati UISP al campo dei Cavalieri, l’indimenticabile San Lorenzo Arina. E allora arriveranno i vari Dulcetti, Forino e tanti altri che hanno scritto pagine e pagine di storia di questa grande realtà.

(continua, vai alla quinta puntata o scorri le immagini) 

 

Qualche immagine dei primi passi del basket popolare a San Lorenzo

 

001b seconda uscita

(uno dei primissimi allenamenti del nascente Atletico San Lorenzo basket)

 

002 foto divise

(la foto con le nuove divise appena arrivate da Zafari)

 

003 LOCANDINA BASKET

(la locandina della prima partita, l'Atletico raddoppia e "il calcio figlio del popolo" diventa "lo sport figlio del popolo")

 

004 squadra prima cus

(la foto di squadra della storica prima amichevole al CUS)

 

005 tifosi prima

(il seguito dei tifosi alla prima storica partita al CUS)

 

006 torneo uisp

(foto di gruppo della squadra che partecipò al primo torneo UISP)

 

007 tifosi

(tifosi rossoblu in giro per palestre e palazzetti)

 

008 furgone iguana

(il furgone di Iguana con il canestro per la festa in Piazza Immacolata, qui l'album fotografico della giornata)

 

009 squadre bar

(le squadre del primo torneo di street basket dei bar di San Lorenzo)

 

010 squadra vincente

(la squadra vincente del torneo premiata dal presidente)

 

011 primo femminile

(uno dei primissimi allenamenti del nascente basket femminile)

 

(continua, vai alla quinta puntata) 

La terza puntata di "Veniam da San Lorenzo per scrivere la storia", la nuova rubrica di storia sull'Atletico e dintorni. Dopo le prime puntate sulla nascita del progetto, oggi proponiamo il racconto di una delle prime trasferte e dell'atmosfera che si respirava in quartiere.

 

(vai alla prima puntata per cominciare la lettura dall'inizio)

 

D'amore, di Atletico e di altre sciocchezze

di Daniele Minnetti

 

Virginia Woolf diceva che ognuno ha il proprio passato chiuso dentro di sé come le pagine di un libro imparato a memoria e di cui gli altri possono solo leggere il titolo. Ecco quando le sfogli queste pagine, soprattutto in un momento come questo dove la “cattività” ti costringere a fare i conti, più che in altri periodi, con un pezzo di te, allora inevitabilmente un pensiero, per quelli come il sottoscritto, non può che orientarsi anche in direzione di questa fantastica favola chiamata Atletico San Lorenzo.

La storia che vi voglio raccontare io, non parte dall’inizio ma del resto, come si dice: i ricordi non sono altro che una nostra interpretazione, non rappresentano necessariamente la realtà nella sua complessità e anzi spesso quello che si ricorda sono le cose ai più irrilevanti. Era l’11 novembre 2013, una di quelle perfette domeniche autunnali che si verificano frequentemente a Roma e nel suo hinterland e l’Atletico si preparava ad affrontare una trasferta insidiosa in quel di Marcellina.

Dopo le prime partite incoraggianti che avevano fatto registrare due vittorie, ottenute più che altro sulle ali del grande entusiasmo per la nascita del progetto (qui il racconto delle prime due vittorie), la squadra di Mister Rusignuolo cominciava a mostrare qualche limite tecnico e caratteriale, ma probabilmente soprattutto di amalgama. Arrivarono le prime sconfitte, che tuttavia però non sembravano fermare l’eccitazione nel quartiere. L’infrasettimanale era condito dalle famose “conferenze stampa” in cui si potevano ascoltare le raccomandazioni del presidente e le promesse dei giocatori di onorare la maglia per tutti i 90 minuti. Da Via dei Volsci fino a Piazza dei Sanniti, passando per Via degli Etruschi, era tutto un rumoreggiare continuo di discussioni, consigli tecnici, schemi da attuare e strategie da mettere in campo. Come si sa gli italiani sono un popolo di poeti, santi, navigatori, ma soprattutto allenatori! Ed i sanlorenzini sicuramente non volevano essere da meno!

Le serate finivano inevitabilmente al Sally Brown dove, dopo numerose pinte di birra, si provavano i cori da fare alle partite. Un po’ tutti si dilettavano nel proporre nuovi testi e motivetti, la maggior parte dei quali venivano irrimediabilmente bocciati all’unanimità. Ma ce n’era sempre uno che invece sbocciava come un fiore nel cemento e diventava il tormentone fino a quando non prendeva piede il coro successivo. In quella settimana era il turno del “Non sarà una diffida” inventato proprio da me, e che, tra un Borghetti e l’altro, veniva cantato a ripetizione (per la gioia di Mariano e degli altri avventori) e spesso proposto anche in succose e goliardiche variazioni come quella del “Non sarà un verbale” (il cui testo integrale non è il caso di diffondere).

(il coro cantato al Sally Brown con nuovi tentativi di imporre il giallo-rosso-blu…)

Alla trasferta di Marcellina, insomma, arrivammo con questo spirito. L’appuntamento per la tifoseria era, come al solito in queste occasioni, insieme alla squadra in quel del Bar Marani. Luogo magico, fuori dal tempo, uno dei pochi che aveva ed ha resistito al tentativo violento di ristrutturazione che ha caratterizzato quasi tutto il quartiere. Il Bar Marani per chi conosce San Lorenzo è un luogo sacro dove ci entri in punta dei piedi e ne esci innamorato (ho capito sto andando fuori tema, è inutile che sghignazzate ma per me invece è la stessa storia, ecco). Comunque, “si era detto otto e mezzo puntuali al bar, però lo sapevamo già, che tra una cazzata e l'altra…” Si proprio così, l’appuntamento per i tifosi era, come di consueto, prestissimo ma non si riusciva a partire mai prima di due ore. Io mi ostinavo ad arrivare, pur sforzandomi, con massimo un quarto d’ora di ritardo. Morale della favola, dopo il secondo caffè ero “costretto” per ingannare il tempo ad ordinare un paio di birre (rigorosamente Peroni da 66cl) ogni 30 minuti. Quindi, facendo un rapido conto, due ore di ritardo, due birre ogni 30 minuti, insomma si andava dove ci portava il cuore ma anche un po’ dove ci portava l’alcol, ecco.

Di quella trasferta mi ricordo poco altro. Mi ricordo che all’arrivo a Marcellina trovammo ad attenderci, con nostro sommo stupore, Enrico il macellaro e Fragoletta, due grandi sanlorenzini che seguivano sempre la squadra anche in trasferta. In particolare Fragoletta era arrivato al campo vestito da cacciatore e, soprattutto, con il fucile ancora in spalla reduce dalle sue battute di caccia della domenica mattina. Non certo un bel bigliettino da visita per la tifoseria locale che si vedeva arrivare questa manica di "disturbati mentali" accompagnati da un signore di mezz’età praticamente armato. Mi ricordo la grande soddisfazione per il fatto che il mio coro “Non sarà una diffida” diventasse colonna sonora di quella e di tante altre giornate (unico tentativo andato a buon fine in sette anni, maledetti!).

Mi ricordo che perdemmo 3-1. E mi ricordo che a fine partita si organizzò una goliardica contestazione al povero mister con un ingeneroso “Rusignuolo mettite a parrucca!”. Mi ricordo i cori al “presidente sempre presente” e l’inossidabile “Greco vattene” che probabilmente venne cantato per la prima volta proprio in quella trasferta. Mi ricordo il post partita con uno di quei pranzi lunghissimi quasi interminabili.

(scene della goliardica contestazione a fine partita)

Beh tutto qui? E poi? Per me l’Atletico, per tanto tempo, come va molto in voga dire oggi, è stato sta robba qua: un susseguirsi di risa, di giornate alcoliche, di cori sconvenienti, di riunioni infinite, come al solito per non decidere quasi nulla, di scazzi, di pranzi post trasferta, di pomeriggi passati al mio negozio di giocattoli preferiti dove compravamo quantità sproporzionate di torce e fumoni, alla faccia dell’austerity. Di feste in Piazza dell’Immacolata, di tentativi goffi di occupazione… Che non è niente ma sono sicuro che a chi, come me questa storia l’ha vissuta da protagonista, quantomeno strapperà un sorriso.

Il grande sogno dell’Atletico continua…

(continua, vai alla quarta puntata o scorri le immagini)

 

Qualche immagine dell'atmosfera infrasettimanale in quartiere e della trasferta a Marcellina

 

01 b Volsci rossoblu 

(Via dei Volsci colorata di rossoblu)

 

(la conferenza stampa infrasettimanale con l'analisi del Duka, le raccomandazioni del Presidente e le promesse dei calciatori)

 

01 c banchetto atletico

(il banchetto atletico con i volantini e i libri ad un'iniziativa alla Sapienza)

  

(a San Lorenzo sono tutti allenatori, ma lui lo è per davvero...)

 

02 il ritrovo

(appuntamento della squadra per la partenza all'angolo atletico)

 

03 arriva Pozzo

(arriva la Pozzo mobile, si può partire...)

 

04 look Fragoletta

(il look di Fragoletta per le trasferte)

 

05 squadre centrocampo

(le squadre ferme a centrocampo...)

 

06 fumogenata inizio

(...sulle gradinate scoppia l'inferno)

  

07 fallo laterale

(scene dal campo di gioco)

 

(dalla panchina si osservano i tifosi che nonostante la pioggia continuano imperterriti a cantare il coro della settimana)

 

09 Enrico Fragoletta

(Fragoletta con Enrico il macellaro in tribuna a Marcellina)

 

11 pranzo postpartita

(il Presidente sempre presente)

  

(la partita è finita, abbiam perso ma è come se avessimo vinto...)

 

10 Presidente

(il pranzo post partita, clicca qui per vedere l'album fotografico completo della giornata) 

 

(continua, vai alla quarta puntata)

 

L'Atletico San Lorenzo, in vista del 75° anniversario della Liberazione dall'occupazione nazifascista, per la rassegna "Clamoroso al Cinema. Quarantine version", presenta:


CUORI PARTIGIANI
La storia dei calciatori professionisti nella Resistenza italiana

mercoledì 22 aprile 2020
ore 19.30
pagina facebook Atletico San Lorenzo

presentazione di
"Cuori partigiani. La storia dei calciatori professionisti nella Resistenza italiana"

di Edoardo Molinelli
(Red Star Press - Hellnation Libri)

intervengono:
Edoardo Molinelli, autore del libro
Cristiano Armati, editore
Atletico San Lorenzo


CUORI PARTIGIANI

Cosa hanno in comune Giacomino Losi da Soncino, detto “core de Roma”, secondo solo a Totti e a De Rossi per presenze con la maglia giallorossa, e Raf Vallone, definito “l’unico volto marxista del cinema italiano” per la sua carriera cinematografica eppure anche capace, da calciatore, di alzare la Coppa Italia vinta dal Torino nel 1936?
Cosa rende simili l’attaccante Carlo Castellani, bandiera dell’Empoli, e il mediano Bruno Neri di Faenza, nel giro della nazionale dopo aver militato nella Fiorentina e nel Torino?
Tutti questi atleti, non c’è dubbio, presero a calci un pallone nemmeno lontanamente paragonabile alla sfera non più di cuoio con cui al giorno d’oggi si gioca negli stadi di tutto il mondo. Ma oltre a questo, tutti loro, mentre sull’Italia fischiava il vento e infuriava la bufera dell’occupazione nazifascista, compirono la stessa scelta fatta allora da migliaia di ragazzi nel paese: lasciarsi tutto alle spalle per imbracciare il fucile e combattere contro tedeschi e fascisti. Inizia in questo modo la storia mai raccontata dei Campioni della Resistenza: calciatori-partigiani come Armando Frigo, capace di segnare una doppietta con un braccio mezzo ingessato in un memorabile Vicenza-Verona 2 a 0 e poi fucilato dai tedeschi dopo aver eroicamente difeso il passaggio montano di Crkvice, in Jugoslavia; o come la bandiera lariana Michele Moretti, comunista e membro del gruppo partigiano che il 28 aprile del 1945 giustiziò Benito Mussolini in nome del popolo italiano.
Le gesta dei calciatori partigiani, raccontate con sapiente partecipazione da Edoardo Molinelli, attingendo al cuore del più popolare tra gli sport, danno un contributo speciale alla stessa comprensione della Resistenza come fenomeno di massa. E, finalmente, iscrivono la vita vera dei grandissimi ma spesso misconosciuti protagonisti di questo libro a una sola, grandissima squadra: quella che si riconosce nei colori della giustizia sociale e della libertà.


EDOARDO MOLINELLI

Pratese, classe 1981, scrive di calcio e politica su Minuto Settantotto. Fondatore e curatore del primo blog italiano dedicato all’Athletic Club di Bilbao, ha pubblicato per Red Star Press - Hellnation Libri il volume Euzkadi. La nazionale della libertà (2016).

La seconda puntata di "Veniam da San Lorenzo per scrivere la storia", la nuova rubrica di storia sull'Atletico e dintorni. Si prosegue con il racconto dei primi mesi del progetto e l'entusiasmo per la nascita del calcio popolare a San Lorenzo, sino al debutto in Terza Categoria.

 

(vai alla puntata precedente per cominciare la lettura dall'inizio)

 

Dalle strade del quartiere senza limiti e barriere. (Parte II)

di Andrea Greco

 

Il grande sogno dell’Atletico può iniziare. In poco più di due mesi, dalla fine di giugno fino ad agosto inoltrato, quella che sembrava un’utopia “de na manica de pazzi” è già diventata realtà. L’entusiasmo è alle stelle ed in quartiere (e non solo, anche nei luoghi di villeggiatura) si continuano a sottoscrivere tessere dell’azionariato per sostenere il progetto. Ma al ritorno dalle vacanze estive ci sono ancora un botto di cosa da fare. Il mese di settembre si prospetta come un tour de force che ha come scadenza l’inizio del campionato, già fissato dalla federazione per il 12 ottobre 2013, il giorno in cui la nuova squadra di calcio popolare di San Lorenzo esordirà nel campionato di Terza Categoria laziale.

La prima questione da affrontare è quella del campo di gioco. I contatti sono già avviati con la Fondazione Cavalieri di Colombo per l’utilizzo del centro sportivo di Via dei Sabelli. Molti di noi, soprattutto i “fuorisede”, scoprono solo ora con positivo stupore che dietro quel lungo muro di recinzione giusto di fronte alla scuola c’è un campo di calcio, proprio nel cuore del quartiere come sognavamo. Per i “sanlorenzini” invece è quasi un ritorno a casa, dato che molti di loro hanno passato l’infanzia a giocare su quel campo gestito dalla parrocchia. Si racconta anche che per poter accedere al centro sportivo dovessero prima passare dal catechismo e dalla messa domenicale. Intuiamo che il rapporto con la Fondazione non sarà per nulla facile, ed infatti i Cavalieri ci concedono l’utilizzo del campo solo per gli allenamenti della squadra ma non per le partite di campionato, malgrado l’impianto ha tutte le carte in regola per poter ospitare gare ufficiali. A nulla valgono i tentativi di mediazione su vari fronti. Dobbiamo cercare un campo fuori dal quartiere per disputare le partite. Il primo pensiero è quello di sentire i Liberi Nantes che stanno rimettendo a posto il glorioso Campo XXV Aprile di Pietralata, ma malgrado la volontà di collaborare da entrambe le parti il problema è che il terreno è ancora in condizioni non idonee, e comunque sarebbe tecnicamente impossibile ottenere l’omologazione in poche settimane. Alla fine la scelta ricade sul Campo Artiglio, situato tra la Stazione Tiburtina e Piazza Bologna, in una zona adiacente a quella di San Lorenzo quindi abbastanza vicina per permettere la presenza del quartiere. Sarà quello il campo di casa dell’Atletico.

L’altra questione è quella della scelta della rosa. Tra i tanti aspiranti calciatori che si sono presentati ai provini aperti a tutti, alcuni dei quali hanno giocato a calcio al massimo sul balcone di casa, occorre necessariamente fare una cernita per presentare una squadra con un minimo di competitività sul campo. Facciamo un paio di amichevoli per testare il livello. La prima è con il Cineto, la squadra del paese di Rotoletto, che conosce personalmente molti dei calciatori e dà una mano al mister Marco Rusignuolo nella gestione della squadra. Vinciamo 2-1 e segna anche Pasquale con un eurogol dalla distanza (qui l'album fotografico della partita). Capiamo che la squadra c’è e che volendo possiamo toglierci anche qualche soddisfazione. Il mister compila la lista dei tesserati e ad un ultimo raduno al Campo Cavalieri ci tocca comunicare la scelta di coloro che faranno parte della rosa ufficiale. Non mancano i primi mugugni, tutti vorrebbero giocare per l’Atletico, ma a loro diciamo che potranno continuare comunque ad allenarsi con i compagni. La “filosofia” della squadra, fin dall’inizio, è quella di garantire il diritto allo sport per tutti. Poi, evidentemente, sul campo ci vanno i più forti. 

Scelta Rosa

(il giorno della scelta della rosa ai Cavalieri)

L’intelaiatura è quella della squadra dei sanlorenzini guidata da Rogerinho e Biscottino che a luglio aveva appena finito un lungo torneo di calciotto. Oltre a loro due ci sono Khaled in porta, Ivan con Niko e Gino “piccolo” in difesa, Marco e Manuelino a centrocampo, Sandrino e Mulè davanti. A questi si aggiungono un mix di “fuorisede” che già bazzicavano il nostro giro. Oltre al già mitico Pasquale di Cariati, tra gli altri si ricordano Bob e Nico di Oriolo Calabro, il romano-napoletano Michele Ruggiero, Gesù da Foggia, Jaco da Grosseto, Andrea Mac da Avezzano, ed infine i “fuoriquartiere” Flavio e Iacopino, Mirkione da Trigoria e Swarovski da Villa Gordiani.

Ma intanto anche fuori dal campo, nonostante l’entusiasmo, non sono tutte rose e fiori. Come tutte le storie che si rispettino anche quella della nascita dell’Atletico San Lorenzo è costellata da qualche dissidio e non poche incomprensioni. Il primo "scazzo" è quello della bandiera del St. Pauli portata ai primissimi allenamenti della squadra che pare non essere del tutto gradita alla componente filo-romanista a causa di una vecchia ruggine da stadio con i ternani, a loro volta gemellati storici della tifoseria del quartiere di Amburgo. L’altra questione, ben più difficile da affrontare, è quella della famosa “stella”. Sullo stemma iniziale campeggia al centro anche una piccola stella a cinque punte che viene reputata da una parte del nucleo fondante come un simbolo troppo “politico” e poco unitario. Il tira e molla si trascina in via per qualche giorno e per arrivare ad una decisione condivisa si convoca una nuova assemblea pubblica al Bar Marani. Alla fine, dopo molti interventi e non poche polemiche, si decide di rinunciare alla stella per preservare l’unità e l’eterogeneità del nascente progetto, ma di stilare comunque un documento che possa raccogliere degli ideali condivisi in cui tutti coloro che partecipano al progetto devono riconoscersi. Cristiano trova la quadra ed in una nottata butta giù il famoso volantino con i “pilastri” dell’Atletico San Lorenzo. Il giorno dopo lo porta in via e tutti si identificano in quel testo che recita chiaramente: “La squadra non rappresenta alcun partito o movimento politico. Rispetta e valorizza comunque le caratteristiche del quartiere: la natura popolare e la sua storia inimitabile di resistenza e libertà.” Descrive, inoltre, il significato dello stemma ed elenca i cinque valori “che devono ispirare i comportamenti della squadra e dei suoi sostenitori” che ancora oggi si ritrovano su tutti i documenti della polisportiva.

 

(il volantino dei "pilastri" dell'Atletico San Lorenzo)

Intanto escono i calendari del campionato: la prima partita della storia dell’Atletico San Lorenzo sarà in casa. L’attesa si trasforma in un’enorme aspettativa e l’euforia diventa palpabile in ogni angolo del quartiere. Anche sul piano della tifoseria si lavora alacremente in vista del debutto. Si decide di adottare uno stile “all’inglese” con tanti stendardi da mettere in balaustra invece del più classico striscione. Un manipolo di “artisti”, provvisti di stoffa e pennelli e con l’aiuto del proiettore per disegnarle perfettamente, le prepara durante lunghe nottate al Nuovo Cinema Palazzo. Le “pezze” che ne vengono fuori sono una più bella dell’altra. Tra le tante ne spicca una su fondo scozzese con la scritta “avanti fate largo” la cui stoffa ci era stata regalata da Giuliano di Nocera che l’aveva inizialmente acquistata per farne uno stendardo della sua squadra. Infatti i colori del tartan sono il rossonero della Nocerina, ma ben pochi se ne accorgono grazie alla somiglianza con il nostro rossoblù. Anche Davidone mette a disposizione il laboratorio del Red Lab per stampare le prime magliette: sfondo grigio con stemma atletico sul cuore e la scritta “il calcio figlio del popolo” sulle spalle. Vanno a ruba appena le mettiamo in vendita.

La settimana prima dell’esordio organizziamo una nuova serata in Piazza Immacolata per presentare la squadra alla cittadinanza. I calciatori dell’Atletico, vestiti con le tute di rappresentanza appena arrivate, si presentano già dal primo pomeriggio armati di scope e ramazze per pulire lo spazio dove avverrà la presentazione e le strade limitrofe. Combinare il calcio con gli impegni sociali e l’attenzione alle problematiche del quartiere è tra gli obiettivi principali del progetto e il “rilancio” della piazza principale è uno degli argomenti più sentiti. Fragoletta e Pozzo allestiscono la brace, iniziando una lunga tradizione che dura ancora oggi. Sul muro dell’edificio che affaccia sulla piazza attacchiamo degli enormi striscioni in carta con scritto “Sport, Cultura, Aggregazione contro Degrado, Austerità, Repressione, Emarginazione”. E’ la sintesi di quell’agire comune sui cui si impernia l’unità delle varie componenti. Corona la serata l’esibizione di un cantautore sconosciuto ai più: si chiama Emilio Stella ed entusiasmato anche lui da quell'atmosfera dopo poche settimana scriverà il bellissimo inno della squadra che accompagnerà la crescita dell’Atletico San Lorenzo.

Il giorno dopo bissiamo al Nuovo Cinema Palazzo. Il Duka, grazie ai suoi contatti, ci porta Anthony Cartwright, un autore inglese che ha appena scritto un bellissimo romanzo che mescola calcio e politica. Anche li è un successo di pubblico e di contenuti (qui l'album fotografico della serata). La due giorni organizzata ha una grande eco in quartiere e non solo. Tutta la città è curiosa del nuovo progetto di calcio popolare che sta nascendo a San Lorenzo e che farà il suo esordio il sabato successivo. Il Corriere dello Sport esce con una pagina intera sull’edizione nazionale dedicata al progetto. L’entusiasmo monta in quartiere e tocca in quella settimana livelli forse irripetibili.

(un contributo audio del Duka sull'organizzazione della presentazione con Cartwright)

La settimana corre verso la data che aspettiamo ormai da mesi: sabato 12 ottobre 2013 alle ore 18.00 al Campo Artiglio scende in campo per la prima volta in una gara ufficiale l'ASD Atletico San Lorenzo sfidando il Virtus Ri.Va. per la prima giornata del campionato di Terza Categoria. L'unica tribuna dell'impianto di Via Boemondo è piena zeppa all'inverosimile di tifosi di ogni età. Dai più piccoli, capitanati dai fratelli David e Julian Pollak che hanno portato delle bellissime bandiere rossoblù cucite a mano, fino agli anziani del quartiere che ricordavano le gesta delle vecchie squadre di San Lorenzo, passando per famiglie intere e "giovani" di ogni età. Tutte le strutture politiche e gli spazi sociali del quartiere sono ben rappresentati e la gradinata ribolle di entusiasmo e di esaltazione. Negli spogliatoi l'ambiente è naturalmente teso. Per i novelli calciatori atletici che devono rappresentare il progetto, oltre all'ansia per il debutto, si aggiunge anche quella di dover giocare davanti ad un pubblico così imponente. Ivan è uno dei più vecchi del gruppo, non può giocare per infortunio la prima partita, e vedendo i compagni in preda alla preoccupazione da buon sanlorenzino rompe il silenzio con una battuta che resterà negli annali: "A chi segna il primo gol dell'Atletico a fine partita gli regalo due canne". L'angusto spogliatoio scoppia in una fragorosa risata. E' la maniera perfetta per esorcizzare la tensione.

L'arbitro chiama le squadre per scendere in campo. Sugli spalti si apre una splendida coreografia con i cartoncini rossi e blu contorniati da fumogeni. Sembra senza dubbio una curva di categoria superiore. Della partita ricordiamo francamente poco, siamo concentrati sul tifo e su come coordinare la lunga tribuna coinvolgendo tutti nell'incitamento. Decidiamo di proporre dei cori facili che tutti possano riconoscere e cantare facilmente. All'ingresso in campo parte un classico romanesco come "La società dei magnaccioni" di Lando Fiorini e facciamo una più che ottima figura. L'impronta della parte di tifoseria proveniente dalla curva romanista si vede e si sente: memorabile l'immagine di Nicola "il pelato" che per asciugarsi i sudori usa lo stendardo scozzese come se fosse un'asciugamani. Da sbellicarsi dalle risate! Facciamo un paio di cori "ripetuti" e sentiamo l'eco che torna indietro dai palazzi di Via Lorenzo il Magnifico. E' un'emozione unica. Solo qualche mese prima ci eravamo sognati tutto questo ed ora è semplicemente la realtà. Ogni tanto parte anche qualche isolato ma goliardico coro di scherno per l'arbitro. Si era deciso previamente che la tifoseria dell'Atletico dovesse tifare solo per i propri colori e non insultare giacchetta nera ed avversari, ma nella foga e nell'entusiasmo della prima partita non riusciamo ad evitare che parta qualche insulto di troppo. Ed allora spunta fuori immediatamente la soluzione del problema alla nostra maniera: subito dopo qualche espressione colorita dallo stesso settore parte un grido che fa “scusa, scusa, scusa” seguito da un ritmato “ci scusiamo per il linguaggio”. Le risate coinvolgono tutto l'impianto ed arrivano fino ai giocatori in campo e alle panchine dall'altro lato. Financo l'arbitro sorride sotto i baffi. Tant'è che ad un certo punto, forse persuaso dalla goliardica contestazione, indica il dischetto del rigore. Lo stadio si ferma in un silenzio irreale, "rigore per noi, rigore per noi" urla qualcuno.

Bomber Mulè non si fa tradire dall'emozione, mette il pallone a terra, prende una lunga rincorsa ed insacca in rete spiazzando il portiere. E' una vera esplosione di gioia. La tribuna viene giù tipo una "terrace" inglese degli anni ottanta, tant'è che la barriera di plexiglas che la separa dal passaggio sottostante si rompe su un lato e comincia ad abbassarsi pericolosamente verso il basso. Qualcuno rimane in bilico per qualche secondo, ma per fortuna si riesce a mantenere l'equilibrio e la divisione non cede completamente. Al primo gol della storia dell'Atletico l'esultanza è stata così forte che abbiamo sfiorato la tragedia! Intuiamo che ci aspettano altre giornate bellissime e piene di momenti "fuori di testa" appresso a questi colori. Poi il forte Virtus Ri.Va. che a fine stagione vincerà il campionato, pareggia il conto. Per noi andrebbe anche bene così, ma la squadra è vogliosa di dare una gioia più grande alla tanta gente accorsa a vedere la partita. Ci pensa Sandrino Vicca che sul finale fissa il punteggio sul 2-1. E' l'apoteosi! L'arbitro fischia la fine e tutta la squadra festeggia sotto la curva l'esordio con vittoria. Ci inebriamo di gioia e di felicità. L'Atletico ha vinto! San Lorenzo ha vinto! Dal campo partono addirittura i caroselli di auto verso il quartiere e la festa continua in Via dei Volsci dove è prevista una cena di autofinanziamento al 32 e poi al Sally Brown per tutto il sabato notte.

(bomber Mulè in campo con la tribuna gremita sullo sfondo)

Il lunedì successivo il Corriere dello Sport ci dedica un altro trafiletto che titola "In 500 al campo. San Lorenzo Show" con una bella foto della coreografia iniziale e la cronaca della partita. Sembra di essere in Serie A, anche perché il famoso quotidiano sportivo ci inserisce, chissà se per errore o volutamente, nella pagina della massima serie. A San Lorenzo e dintorni non si parla d'altro. Alla seconda partita si va fuori casa a Gerano, ed è tempo di prima trasferta. Il seguito è ancora una volta nutrito e colorato. Vinciamo nuovamente per 2-1 con il solito Mulè e gol della vittoria di Nico Diego appena entrato dalla panchina (qui l'album fotografico della trasferta). Ma non facciamo in tempo a festeggiare che a fine partita dagli spalti occupati dal nostro pubblico parte una furente contestazione con tanto di invasione di campo. Restiamo tutti un attimo interdetti ma poi capiamo presto il motivo della protesta: nonostante la vittoria un nostro tifoso ce l'ha a morte con Mister Rusignuolo reo di non aver fatto entrare in campo suo fratello. Anche questa è San Lorenzo! La cosa si risolve dopo un breve parapiglia, ma gli strascichi comunque si sentono durante tutta la settimana successiva. Vengono al pettine un po' di nodi che erano probabilmente covati sotto la coltre dell'entusiasmo. Forse il progetto è fin troppo eterogeneo, si fa una grossa fatica a tenere tutto e tutti insieme, e spesso chi lo fa viene accusato di eccessivo protagonismo. Il clima si fa anche un po' pesante e nasce la famosa diatriba "sanlorenzini" vs "calabresi", i quali addirittura pensano anche di abbandonare il progetto come ultima opzione. In una lunghissima e affollatissima  riunione-fiume svolta al 26 di Via dei Volsci ci si chiarisce ancora una volta, e si decide di andare avanti tutti insieme. E meno male!

Il grande sogno dell’Atletico può continuare…

(continua, vai alla terza puntata o scorri le immagini)

 

Qualche immagine dei secondi due mesi del grande sogno dell'Atletico...

 

PAKI

(l'esultanza dopo il gol di Pasquale nell'amichevole col Cineto, qui l'album fotografico della partita)

 

TESSERE

(le tessere con la "stella" e senza "stella")

 

STENDARDI

(la preparazione delle "pezze" nelle lunghe nottate al Cinema Palazzo)

 

(la pezza "avanti fate largo" fatto sulla stoffa rossonera regalataci da Giuliano di Nocera)

 

PULIZIE PIAZZA

(i calciatori atletici puliscono la piazza prima della presentazione)

 

Piazza

(messaggi di impegno sociale in piazza)

 

BRACE STELLA

(Pozzo e Fragoletta alla brace, Emilio Stella alla musica, tradizioni che non scompaiono)

 

Cartwright al Cinema

(lo scrittore Anthony Carwright al Cinema Palazzo con Rasta e il Duka, qui l'album fotografico della serata)

 

(la conferenza stampa al Bar Marani prima dello storico debutto in Terza Categoria)

 

COR LOC

(il paginone del Corriere dello Sport dedicato all'Atletico e la locandina della prima partita)

 

Stendardata

(la "stendardata" sulla tribuna dell'Artiglio alla prima partita)

  

PARTITA 1

(scene dal campo dell'esordio dell'Atletico San Lorenzo)

 

PARTITA 2

(scene sugli spalti dell'esordio dell'Atletico San Lorenzo)

 

CorSportPrima

(il Corriere dello Sport celebra la vittoria dell'Atletico sulla pagina della Serie A)

 

(la conferenza stampa al Rebel Store prima della trasferta di Gerano)

 

(gol al 90' di Nico Diego a Gerano, qui l'album fotografico della trasferta)

 

(l'esultanza dopo la vittoria a Gerano, giusto poco prima della contestazione... si vede una bandiera volare)

 

(continua, vai alla terza puntata) 

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